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I fan di Trump ne rovesciano le motivazioni
di Rossella Ahmad
Ultimissima versione dei fatti da parte della più colorita e mitomane fan-base sulla piazza, quella che ha come feticcio l'uomo arancione dai capelli aerodinamici.
L'obiettivo di Trump sarebbe stato nientepopodimeno che lo smantellamento del sionismo. Per questo si è prestato ad una simile farsa: sapeva che da questa guerra Israele sarebbe uscito con le ossa rotte, e quindi ha recitato un pezzo di fiction non si sa bene da chi organizzata. Una domanda: l'Iran era d'accordo o no? Fatecelo sapere, dai. Allungate il brodo delle vostre farneticazioni spurie. Perché non bastava la trama da autentico snuff movie, ci voleva pure l'aggiunzione farsesca. Un Guinea Pigs un po' più scadente dell'originale.
Sic rebus stantibus, forniscano una spiegazione seria anche del perché, volendo smantellare il sionismo, abbia spostato - non oggi, ma nel 2018 - la rappresentanza diplomatica statunitense da tel Aviv a Gerusalemme secondo i desiderata di Israele. E spieghino soprattutto la circostanza del braccio di Israele armato per tre lunghi anni di genocidio a Gaza degli strumenti di morte più sofisticati ed "efficaci", come rivelò il pagliaccio arancione in un reel particolarmente disturbante.
Voleva smantellare il sionismo, senza dubbio. Nel frattempo, contribuiva a smantellare le vite di una caterva di palestinesi.
A questo punto però è d'obbligo credere anche a Babbo Natale e alla Befana, dai.
Io capisco che sia molto difficile accettare di aver ritenuto possibile che la salvezza del mondo potesse giungere da un plutocrate senza cultura né classe, citato per 38.000 volte nei files di Epstein, esponente in chief di un capitalismo rapace che ha seminato morte e distruzione in tutto il mondo, ma mi chiedo se non sia più preoccupante proseguire nell'errore, corredarlo in tempo reale di riadattamenti fantascientifici per occultare la semplice verità che c'è un granchio di dimensioni notevoli con cui fare i conti.
C'è da prendere atto di un fallimento, cari ex compagni di viaggio.
Un fallimento epocale che non è solo militare e strategico - by the way: l'apertura di Hormuz NON è un obiettivo strategico, almeno non quello di partenza: un riadattamento in tempo reale anche questo - ma soprattutto mediatico.
È l'immagine dell'occidente che cola a picco assieme a quella, già smerdata, del suo comandante in capo. Ed è l'immagine della Repubblica Islamica invece che assurge a vessillo globale di orgoglio e forza morale. Un sistema spirituale che, nell'impatto, sgretola quello material-capitalistico: la classe di Epstein, fondata su sfruttamento e ingiustizia.
Decenni di propaganda utilizzata per creare l'immagine dell'uomo nero - un clero oscurantista in un territorio tetro, piegato da una dittatura crudele - evaporati nel giro di due mesi, fatti a pezzi dalla semplice immagine di un paese forte, vitale, soddisfatto della sua identità, orgoglioso dei suoi simboli e fiero del suo retaggio, in cui le donne ed i giovani sono forza propulsiva e culturalmente avanzata.
Stupefacente la campagna mediatica che ha costituito la parte forse migliore della controffensiva iraniana. Essersi presentati come "governo dei filosofi" contro quello degli stupratori avvinazzati ha avuto il suo impatto, come pure essersi posti a capo di rivendicazioni globali di giustizia per tutti i popoli della terra, vittime da centinaia di anni di un sistema prevaricatore, che non è mai mutato dalla tratta degli schiavi all'isola di Epstein
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