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10 aprile 2026
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Israele: sondaggio, crolla fiducia nel governo
di Tamara Gallera

Un sondaggio d'opinione condotto dopo l'annuncio del cessate il fuoco temporaneo tra Stati Uniti e Iran ha rivelato un grave collasso nell'equilibrio politico dell'occupazione, in particolare un forte calo del sostegno al blocco di destra di Benjamin Netanyahu.

Secondo il sondaggio, il Likud rimane il più grande partito parlamentare, ma ha perso tre seggi, scendendo a 25, e di conseguenza ha fatto scendere il campo politico di Netanyahu a 51 seggi complessivi, riflettendo la sua posizione indebolita all’interno dell’attuale mappa elettorale.

In contrasto con il declino del blocco dominante, diversi partiti di opposizione hanno registrato guadagni. Il partito Yashar, guidato da Gadi Eisenkot, ha visto una notevole crescita fino a raggiungere 14 seggi. Naftali Bennett ha mantenuto una posizione stabile con 19 seggi, mentre i democratici di Yair Golan hanno rafforzato la loro posizione con 11 seggi.

Allo stesso tempo, Yesh Atid, guidato da Yair Lapid, ha visto un continuo declino, scendendo a soli 6 seggi, segnando una delle sue performance più deboli nelle recenti tendenze dei sondaggi.

Il sondaggio ha anche esaminato i potenziali risultati per la rappresentanza politica araba. L’alleanza Hadash-Ta’al si è assicurata 5 seggi, così come la Lista Araba Unita, mentre Balad non è riuscito a superare la soglia elettorale.

Secondo il sondaggio, una lista araba unificata potrebbe aumentare la rappresentanza a 12 seggi. Un simile sviluppo ridurrebbe ulteriormente il campo di governo di Netanyahu a 50 seggi.

Quasi il 60% ritiene che la guerra israelo-americana contro l’Iran sia fallita Il sondaggio ha anche evidenziato una diffusa insoddisfazione pubblica riguardo alla decisione del cessate il fuoco e all’esito del confronto con l’Iran.

La maggioranza degli intervistati (56%) si è opposta all’accordo di cessate il fuoco, esprimendo una preferenza per il proseguimento dell’aggressione militare. Inoltre, il 58% ritiene che “Israele” e gli Stati Uniti non siano riusciti a ottenere una vittoria decisiva nella guerra.

Al contrario, solo il 25% degli intervistati ha affermato che la decisione di fermare l’aggressione è stata corretta o ha raggiunto gli obiettivi di deterrenza previsti.

Inoltre, è emersa una chiara divergenza tra la fiducia del pubblico nella leadership militare e nei decisori politici. Dal sondaggio è emerso che il 69% degli intervistati ritiene che il capo di stato maggiore abbia gestito l'aggressione in modo efficace, mentre il 57% ha espresso fiducia nel capo del Mossad.

Tuttavia, la leadership politica ha ricevuto indici di approvazione significativamente più bassi. Circa il 52% degli intervistati ha valutato scarsa la prestazione del ministro della Guerra Israeli Katz, mentre quasi la metà degli intervistati ha affermato che la prestazione di Netanyahu non ha soddisfatto le esigenze della situazione sul campo.

I risultati complessivi suggeriscono un panorama parlamentare frammentato e sempre più instabile, senza che, secondo le proiezioni attuali, emerga una maggioranza chiara. Il declino del blocco di Netanyahu, combinato con l’ascesa dei partiti di opposizione e il cambiamento del sentimento degli elettori, indica una crisi politica sempre più profonda.

Allo stesso tempo, i commenti citati dai media israeliani hanno valutato che gli esiti della guerra contro l’Iran indicano un vantaggio strategico iraniano, sottolineando che l’aggressione prolungata e la distruzione estesa si sono concluse senza un risultato decisivo per “Israele” e gli Stati Uniti, e si sono invece concluse con un accordo definito una battuta d’arresto strategica.

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