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Proclami USA ma colloqui a rischio
di Francesco Dall'Aglio
Avevamo detto tante volte che l'unico modo per gli Stati Uniti di uscire dal conflitto nel quale si erano infilati con poca accortezza era dichiarare di aver vinto, ed è sostanzialmente quello che hanno fatto Trump con la sua solita raffica di Truth, e Hegseth e il capo di Stato Maggiore Dan Caine in conferenza stampa poco fa.
Tutti gli obiettivi sono stati raggiunti, e in soli 38 giorni, come ci ha tenuto a far sapere la portavoce della casa Bianca Leavitt: cambio di regime, distruzione delle capacità militari, fine del programma nucleare e riapertura dello stretto di Hormuz con gestione congiunta, e pazienza se nemmeno uno di questi è stato raggiunto davvero, l'importante è far felici gli elettori.
La cosa davvero importante è il cessate il fuoco, ovviamente, ma bisogna vedere quanto durerà e quali delle proposte iraniane saranno accettate. Perché se fossero accettate tutte l'Iran si ritroverebbe in pieno controllo dello stretto insieme all'Oman, potrebbe imporre tariffe per il passaggio delle petroliere (si parla di un dollaro a barile), non avrebbe alcuna limitazione alle sue forze armate e al suo programma missilistico, nessuna limitazione al suo programma di arricchimento dell'uranio, e ogni sanzione sarebbe revocata: in sintesi, la guerra lo lascerebbe con un peso strategico e un controllo sui flussi petroliferi che prima non aveva nemmeno lontanamente.
Per gli USA sarebbe una disfatta (di più: una disfatta che si poteva evitare semplicemente non facendo niente) e non penso proprio che il loro piano sia quello, per cui bisognerà vedere se e quanto il cessate il fuoco durerà e se si riuscirà a trasformarlo in un accordo di pace duratura, cosa della quale dubito ma su cui spero molto di sbagliarmi.
Perché il cessate il fuoco duri, e perché si arrivi a una pace, molto dipenderà da Israele, che a differenza degli USA non può sostenere di aver vinto la guerra e non vuole chiuderla in questo modo. E infatti sta facendo in modo che una delle richieste iraniane, ovvero chiudere anche il conflitto in Libano, sia già stata respinta visto che proprio oggi si sono registrati un centinaio di attacchi, con conseguenze molto gravi.
Sia Trump che Leavitt hanno confermato che per gli USA le guerre in Iran e in Libano sono due conflitti separati, e che il cessate il fuoco con l'Iran non implica la fine dei combattimenti anche in Libano; dal canto suo l'Iran ha comunicato ai mediatori pakistani che le ostilità riprenderanno se gli israeliani non cessano gli attacchi in Libano.
Lo stretto di Hormuz è ancora chiuso. I colloqui sono fissati per venerdì, viste le premesse c'è da chiedersi se si terranno davvero, e quanto dureranno.
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