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Mosca e Teheran consolidano il legame grazie alla guerra
di Leandro Leggeri
L’escalation militare tra Stati Uniti, Israele e Iran sta producendo un effetto opposto a quello dichiarato: invece di isolare Teheran, sta rafforzando in modo significativo il suo legame con la Russia. È quanto emerge da un’analisi pubblicata da The Cradle, secondo cui la pressione esterna sta accelerando la convergenza strategica tra Mosca e Teheran, con implicazioni dirette sull’equilibrio regionale.
Fin dalle prime ore dopo gli attacchi del 28 febbraio, la Russia ha adottato una linea estremamente netta, definendo l’operazione come un atto di “aggressione” in violazione del diritto internazionale. Una scelta terminologica non casuale, che segnala una precisa posizione giuridica e politica: Mosca riconosce il conflitto come un attacco illegittimo a uno Stato sovrano, mantenendo questa linea in modo coerente nelle dichiarazioni ufficiali.
Allo stesso tempo, il Cremlino ha cercato di mantenere un equilibrio delicato, evitando di sostenere apertamente le ritorsioni iraniane nel Golfo ma ribadendo che la responsabilità originaria ricade su Stati Uniti e Israele. Una posizione che riflette anche interessi concreti, come i rapporti economici con le monarchie del Golfo, fondamentali per aggirare le sanzioni occidentali.
Il punto di svolta è rappresentato dal presunto attacco israeliano al porto iraniano di Bandar Anzali, sul Mar Caspio. Si tratta di un evento di rilievo strategico: il Caspio è infatti un corridoio cruciale per i traffici tra Russia e Iran, sia civili che militari. Colpire questa infrastruttura significa intaccare direttamente una delle principali linee logistiche dell’asse Mosca–Teheran.
La reazione russa è stata particolarmente dura. Mosca ha sottolineato come il Mar Caspio sia regolato da un accordo specifico tra i cinque Stati rivieraschi e non preveda la presenza militare di attori esterni. Un attacco in quest’area rappresenta quindi non solo un’escalation militare, ma anche una violazione dell’equilibrio giuridico regionale.
Questo episodio evidenzia un passaggio chiave: il conflitto non si limita più al teatro mediorientale, ma tende a espandersi verso nuovi spazi strategici, come il Caspio, aumentando il rischio di un coinvolgimento indiretto più ampio.
Sul piano politico, l’accordo di cooperazione strategica firmato nel 2025 tra Russia e Iran sta assumendo un peso crescente. Pur non essendo un’alleanza militare formale, prevede cooperazione in ambito difensivo, intelligence e sicurezza. Le dichiarazioni dei rispettivi ministri degli Esteri confermano una collaborazione strutturale, volutamente opaca nei dettagli ma chiaramente operativa.
Il dato centrale è che la pressione militare e diplomatica occidentale non sta dividendo i due attori, ma li sta spingendo verso una integrazione più profonda. In questo contesto, il Mar Caspio emerge come uno dei nuovi snodi strategici del confronto, trasformandosi da spazio periferico a possibile teatro di tensione.
Se questa dinamica dovesse proseguire, il risultato non sarà l’indebolimento dell’Iran, ma la formazione di un asse russo-iraniano più solido, resistente e strutturato — con effetti di lungo periodo sull’intero Vicino Oriente e oltre.
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