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Tortura e detenzione dei palestinesi
di Emma Buonvino
Tortura e detenzione dei palestinesi
Ogni potere ha un luogo in cui conserva la propria verità più oscena.
Israele la conserva nelle sue celle.
Le carceri non custodiscono detenuti.
Custodiscono la degradazione.
I palestinesi vengono pestati, affamati, bendati per giorni, legati fino a lesionarsi, isolati, privati del sonno, spogliati, umiliati, abusati sessualmente. Bambini. Donne. Medici. Civili. Persone che non hanno mai sparato un colpo.
Non si tratta di “errori” o “eccezioni”.
È un sistema organizzato, metodico, disciplinato, che piega i corpi per piegare le coscienze.
Ogni livido, ogni notte insonne, ogni ferita lasciata marcire racconta la stessa verità: il colonialismo non vuole solo occupare la terra.
Vuole spezzare i corpi, umiliare i vivi e imporre la sottomissione.
E fuori dalle celle arriva la seconda crudeltà: chi legge, chi sa, chi vede, e tace.
Chi relativizza.
Chi giustifica.
Chi finge neutralità.
Non c’è neutralità possibile davanti a questo.
Chi sa e tace, chi osserva e minimizza, non è neutrale.
È complice.
Le carceri israeliane non sono il lato oscuro del sistema.
Sono il sistema quando smette di travestirsi.
E dietro quelle mura non c’è giustizia: c’è solo il rumore di un potere che, per continuare a esistere, ha bisogno di spezzare esseri umani.
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