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Urla di gioia dei carnefici
di Rossella Ahmad
Tortura e detenzione dei palestinesi
"Wow! What a video! Yeeeeees". La sacralità della vita e della morte che scompare nel breve spazio di un videogioco per psicopatici.
Ma non si tratta ovviamente di un videogioco.
È invece la mano assassina che filma un omicidio mentre, al contempo, l'assassinato riprende, con la sua telecamera da fotoreporter, i concitati momenti che lo separano dalla sua morte, in un turbinio di urla e risate.
Le urla degli amici di Yasser Murtaja, il giornalista che filmò la propria esecuzione..
E le risate dei suoi giustizieri, i sadici con l'uniforme israeliana.
Anno del Signore 2018, quasi due lustri prima della data da cui la galassia sionista fa iniziare la storia del mondo.
Il ricordo di Yasser Murtaja non è diverso o più doloroso degli infiniti orrori che abbiamo sperimentato nel corso di questi ultimi tre anni. È però paradigmatico del livello di sadismo raggiunto dalla società dell'ultimo colonialismo d'insediamento della storia - è del tutto inutile fare i consueti distinguo. So perfettamente che esistono le eccezioni, ma sono troppo poche per fare statistica.
Del resto, il colonialismo d'insediamento si fonda proprio sulla distruzione o sull'allontanamento forzato della popolazione nativa di un dato luogo e non sul suo mero sfruttamento: se tu continui ad esistere, in quale modo potrei appropriarmi della tua terra, della tua casa, del tuo spazio vitale?.
Ciò che per noi è sadismo, dunque - e si noti bene che il sadismo ha quasi sempre una connotazione iper sessuale, ma di una sessualità deviata, punitiva - per il colonialismo che miti alla sostituzione etnica è modus vivendi.
Provo sincero stupore per chi oggi si interroghi sulla discesa nell'inferno della società israeliana, per chi tenti di conferirle una giustificazione pelosa che essa davvero non merita. Perché in Palestina la questione è cominciata proprio così: con i palestinesi tirati fuori dalle loro case - quando non uccisi - e spediti nei campi profughi dei paesi limitrofi, con atti di sadismo collettivo che hanno pochi eguali nella storia recente.
Ed è che nell'assassino di Yasser Murtaja confluisce ogni assassinio passato, presente e futuro di quella macchina di morte e distruzione che risponde al nome, sinonimo di sopraffazione impunita, di Israele.
Nel caleidoscopio di suoni e colori che intercorre tra la pallottola che uccide Yasser e l'urlo di soddisfazione del suo carnefice, fai scorrere tutte le immagini e le parole che hai visto e sentito da quando hai incamerato la nozione - definitiva ed immutabile come il destino dell'uomo - dell'intrinseca malvagità e pervasività del progetto coloniale in Palestina: le risate dei torturatori di Tantura, i cannocchiali sulla collina di Sderot, il corpo del dottor Adnan al-Bursh, sodomizzato e lasciato sanguinare a morte, i prigionieri seviziati, i pianti delle madri, i bambini morti di fame, le mani saltate in aria a Beirut, fino all'invocazione delle bombe al neutrone, di quelle che uccidono gli umani senza causare danni alle infrastrutture, per piegare l'orgoglio del popolo iraniano.
Un culto di morte che si svela senza pentimenti, ridendone.
Dove siamo finiti?
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