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Iran continua a colpire nonostante i bombardamenti
di Leandro Leggeri
Nonostante settimane di bombardamenti intensivi da parte di Stati Uniti e Israele, l’Iran mantiene una capacità operativa significativa nel lancio di missili e droni. È quanto emerge da un’analisi del Financial Times, che evidenzia come Teheran stia conducendo la propria campagna missilistica in condizioni che normalmente paralizzerebbero un esercito moderno.
Secondo il report, l’Iran ha subito attacchi aerei continui, la distruzione di infrastrutture e l’eliminazione di comandanti di alto livello, ma continua comunque a coordinare attacchi, segno di un sistema progettato per resistere a guerre di logoramento.
Dall’inizio del conflitto, Teheran ha lanciato tra 400 e 500 missili balistici contro Israele e oltre 3.500 tra missili a corto raggio e droni contro obiettivi nel Golfo. Tuttavia, il ritmo degli attacchi è cambiato: dalle salve iniziali più intense si è passati a lanci più limitati ma costanti, nell’ordine di 7–15 missili al giorno.
Gli analisti sottolineano che questa capacità deriva da una struttura di comando adattata alla guerra. Dopo le perdite tra i vertici militari, l’Iran ha decentralizzato il controllo operativo attraverso la cosiddetta “difesa a mosaico", un sistema che consente ai comandanti locali di agire anche in assenza di ordini diretti, mantenendo però una visione strategica complessiva.
Un altro elemento chiave è l’uso di lanciatori mobili, più difficili da individuare e distruggere rispetto alle installazioni fisse. Questi sistemi permettono di colpire, spostarsi rapidamente e confondersi nel territorio, rendendo più complessa l’azione di contrasto da parte israeliana e statunitense.
Secondo diversi esperti, l’Iran non punta a un’escalation immediata ma a una strategia di resistenza nel tempo: mantenere una pressione costante con attacchi limitati ma sostenibili, in grado di logorare l’avversario senza esaurire rapidamente le proprie risorse.
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