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03 aprile 2026
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Iran: presidente Pezeshkian scrive agli statunitensi
trad. di Antonella Salamone

Lettera del Presidente Pezeshkian al popolo degli Stati Uniti:

"Al popolo degli Stati Uniti e a tutti coloro che, in mezzo a un fiume di distorsioni e narrazioni inventate, continuano a cercare la verità e a sperare in una vita migliore:

L'Iran - con questo stesso nome, carattere e identità - è una delle civiltà più antiche e ininterrotte della storia umana. Nonostante i vantaggi storici e geografici di cui ha goduto in varie epoche, in epoca moderna l'Iran non ha mai scelto la via dell'aggressione, dell'espansionismo, del colonialismo o del dominio. Anche dopo aver subito occupazione, invasione e continue pressioni da parte delle potenze globali, e nonostante la sua superiorità militare rispetto a molti dei suoi vicini, l'Iran non ha mai iniziato una guerra. Tuttavia ha respinto con fermezza e coraggio chi l'ha attaccato. Il popolo iraniano non nutre ostilità verso altre nazioni, compresi i popoli di Stati Uniti, Europa e paesi vicini. Anche di fronte a ripetuti interventi e pressioni straniere nel corso della loro storia orgogliosa, gli iraniani hanno costantemente tracciato una netta distinzione tra i governi e i popoli che ne sono governati,. Questo è un principio radicato profondamente nella cultura e nella coscienza collettiva iraniana, non una posizione politica temporanea.

Per questo motivo, dipingere l'Iran come una "minaccia" non è coerente con i fatti storici e la realtà attuale. Tale percezione è il prodotto dei desideri politici ed economici di attori potenti, che hanno bisogno di creare un nemico per giustificare la pressione, mantenere il dominio militare, sostenere l'industria bellica e controllare i mercati strategici.

In un contesto del genere, se una minaccia non esiste, viene inventata. All'interno di questa logica, gli Stati Uniti hanno concentrato il maggior numero di truppe, basi e capacità militari intorno all'Iran, un Paese che, almeno dalla fondazione degli Stati Uniti, non ha mai iniziato una guerra.

Le recenti aggressioni statunitensi lanciate da queste basi hanno dimostrato quanto realmente minacciosa sia questa presenza militare. Naturalmente nessun Paese si asterrebbe dal rafforzare le proprie capacità difensive in tali condizioni. Ciò che l'Iran ha fatto e continua a fare è una risposta misurata basata sulla legittima difesa e non costituisce in alcun modo l'inizio di una guerra o un'aggressione.

All’inizio le relazioni tra Iran e Stati Uniti non erano ostili, e le prime interazioni tra i popoli iraniano e statunitense non erano rovinate da ostilità e colpi di stato - come l'operazione illegale americana del 1953. Il punto di svolta, tuttavia, fu l'intervento finalizzato a impedire la nazionalizzazione delle risorse iraniane.

Quel colpo di stato interruppe il processo democratico iraniano, ristabilì la dittatura e seminò tra gli iraniani una profonda sfiducia nei confronti delle politiche statunitensi. Questa sfiducia si intensificò dopo il sostegno degli Stati Uniti al regime dello Scià, l'appoggio a Saddam Hussein durante la guerra imposta negli anni '80, l'imposizione delle sanzioni più lunghe ed estese della storia moderna e, infine, l'ingiustificata aggressione militare, per ben due volte, a negoziati in corso.

Nonostante tutte queste pressioni, l'Iran non si è indebolito. Al contrario, il Paese si è rafforzato in molti settori: i tassi di alfabetizzazione si sono triplicati, passando da circa il 30% di prima della rivoluzione a oltre il 90%; l'istruzione superiore si è diffusa significativamente; sono stati compiuti notevoli progressi nelle tecnologie moderne; è migliorata l'assistenza sanitaria; e le infrastrutture si sono sviluppate a una velocità e di una misura senza precedenti. Si tratta di fatti misurabili, indipendenti da narrazioni inventate.

Allo stesso tempo, non si possono ignorare gli effetti distruttivi e disumani delle sanzioni, della guerra e delle aggressioni sulla vita dei resilienti iraniani. I continui attacchi militari e i recenti bombardamenti hanno colpito profondamente la vita, l'atteggiamento e il modo di pensare del popolo. Questo riflette una verità umana: quando la guerra infligge danni irreparabili a vite, case, città e futuro della gente, le persone non rimangono indifferenti di fronte ai responsabili.

Sorge quindi una domanda fondamentale: quali interessi del popolo americano vengono perseguiti con questa guerra? Esisteva una oggettiva minaccia da parte dell'Iran che giustificasse tali azioni? L'uccisione di bambini innocenti, la distruzione di strutture mediche per malati di cancro o vantarsi di bombardare una nazione e riportarla all'"età della pietra" servono forse a qualcosa di diverso che minare ulteriormente la reputazione globale degli Stati Uniti?

L'Iran ha cercato le negoziazioni, ha raggiunto un accordo e ha rispettato tutti i suoi impegni. La decisione di ritirarsi da quell'accordo di arrivare allo scontro, e di lanciare due aggressioni nel mezzo dei negoziati sono state scelte distruttive da parte del governo statunitense – scelte funzionali alle illusioni di un aggressore straniero.

Gli attacchi alle infrastrutture vitali dell’Iran – comprese quelle energetiche e industriali – colpiscono direttamente il popolo iraniano. Otre a costituire crimini di guerra, tali azioni comportano conseguenze che si estendono molto al di là dei confini dell’Iran. Generano instabilità, aggravano i costi umani ed economici, e perpetuano cicli di tensione, piantando semi del risentimento che perdureranno per anni. Questa non è una dimostrazione di forza; è un segno di smarrimento strategico e segno di una incapacità di raggiungere una soluzione sostenibile.

Non è forse vero che l’America è entrata in questa guerra come proxy di Israele, influenzata e manipolata da quel regime? Non è vero che Israele, inventandosi la minaccia iraniana, cerca di distogliere l’attenzione del mondo dai suoi crimini contro i Palestinesi? Non è evidente che Israele ora punta a combattere contro l’Iran fino all’ultimo soldato americano e all’ultimo contribuente americano – scaricando il peso delle sue illusioni sull’Iran, sulla regione e sugli stessi Stati Uniti nel perseguimento di interessi illegittimi?

’”America First” è davvero tra le priorità del governo statunitense oggi?

Vi invito a guardare oltre la macchina della disinformazione – che è parte integrante di questa aggressione – e a parlare invece con le persone che hanno visitato l’Iran. Osservate i molti immigrati iraniani istruiti – che hanno studiato in Iran – che ora insegnano e lavorano come ricercatori nelle università più prestigiose del mondo, o contribuiscono alla crescita delle aziende tecnologiche più avanzate dell’Occidente. Queste realtà si conciliano con le informazioni distorte che vi vengono raccontate sull’Iran e sul suo popolo?

Oggi il mondo si trova a un bivio. Continuare lungo la strada dello scontro è più costoso e futile che mai. La scelta tra scontro e partecipazione è reale e rilevante; il suo esito forgerà il futuro per le generazioni a venire. Nel corso della sua storia millenaria, l’Iran è sopravvissuto a numerosi aggressori. Tutto ciò che rimane di loro sono nomi appannati della storia, mentre l’Iran resiste – resiliente, dignitoso e orgoglioso."

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