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Pechino osserva la guerra come errore USA da sfruttare?
di Leandro Leggeri
A Pechino la guerra contro l’Iran non viene vista come una dimostrazione di forza americana, ma come un errore strategico da cui trarre vantaggio. È questa la lettura che emerge da un’analisi de The Economist: la Cina ha scelto deliberatamente di restare ai margini del conflitto, seguendo una logica semplice — non interrompere il nemico mentre sbaglia.
Secondo questa visione, gli Stati Uniti stanno disperdendo risorse e attenzione in un teatro secondario, senza una strategia chiara e con obiettivi in continua evoluzione. Una dinamica che, dal punto di vista cinese, rischia di accelerare la percezione di declino americano, soprattutto tra quei Paesi che dipendono dalla protezione di Washington ma stanno pagando il costo economico della guerra.
Il punto centrale è geopolitico: ogni giorno in più di conflitto nel Vicino Oriente è un giorno in meno di attenzione americana verso l’Asia orientale, che resta il vero spazio strategico per la Cina nel XXI secolo. In questo senso, la guerra diventa una distrazione strutturale per Washington.
Parallelamente, Pechino vede nella crisi una conferma delle proprie scelte strategiche. Negli ultimi anni la leadership di Xi Jinping ha puntato sull’autosufficienza energetica e tecnologica, sulla diversificazione delle fonti e sulla creazione di riserve strategiche. Il risultato è una maggiore capacità di assorbire shock come quello attuale rispetto ad altri attori globali.
Non solo. La Cina sta anche costruendo proprie leve di pressione — dalle terre rare alle tecnologie critiche — in una logica simmetrica a quella che oggi l’Iran sta applicando nello Stretto di Hormuz. Il messaggio implicito è chiaro: ogni grande potenza cerca i propri “punti di strozzatura” da controllare.
La guerra offre inoltre opportunità concrete. Dalla ricostruzione nel Golfo alla vendita di tecnologie energetiche alternative ai Paesi che vogliono ridurre la dipendenza da rotte instabili, Pechino intravede spazi economici e politici da occupare mentre l’Occidente è impegnato militarmente.
Tuttavia, non manca una certa cautela. Un conflitto prolungato potrebbe comunque danneggiare anche la Cina, soprattutto sul piano commerciale e delle esportazioni. E resta il timore di un sistema internazionale sempre più instabile, che metterebbe a rischio quel quadro globale da cui Pechino stessa ha tratto enormi benefici.
Il punto, però, resta questo: per la leadership cinese, la guerra non è tanto un rischio quanto un’opportunità. Non perché la Cina la stia vincendo direttamente, ma perché sta osservando un rivale strategico consumare risorse, consenso e credibilità — senza dover intervenire.
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