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Iran: da teocrazia a sistema militare decentralizzato
di Leandro Leggeri
La guerra sta trasformando profondamente la struttura del potere in Iran, e il cambiamento più rilevante riguarda l’ascesa dei Pasdaran, il Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica, che appare ormai al centro sia della gestione dello Stato sia della conduzione del conflitto.
Secondo un’analisi de The Economist, il sistema iraniano si starebbe progressivamente spostando da una struttura teocratica a una forma di potere più simile a una giunta militare. Il punto chiave è che l’autorità religiosa, formalmente incarnata dalla guida suprema Mojtaba Khamenei, risulta oggi opaca e marginale, mentre il potere decisionale reale si concentra sempre più in organismi dominati da figure militari.
Il cuore di questo sistema è il Corpo dei Pasdaran, una struttura da circa 190.000 uomini che non solo mantiene il controllo delle capacità militari più avanzate — in particolare missili e droni — ma coordina anche le principali decisioni strategiche attraverso il Consiglio di sicurezza nazionale e strutture operative dedicate alla guerra.
Un elemento decisivo è la decentralizzazione.
Per resistere a operazioni di “decapitazione” della leadership, il sistema è stato riorganizzato in una rete diffusa: unità territoriali autonome, ciascuna con proprie riserve di armi e obiettivi operativi, in grado di continuare a combattere anche in assenza di un comando centrale. Allo stesso modo, le forze interne legate ai Pasdaran sono state frammentate in cellule mobili, difficili da individuare e colpire.
Questa configurazione ha due implicazioni strategiche fondamentali. La prima è che il sistema iraniano diventa più resistente ai bombardamenti e alla perdita di leadership centrali. La seconda è che il controllo politico e militare si fa più complesso anche per eventuali negoziati: non esiste più un unico centro decisionale chiaramente identificabile, ma una pluralità di attori, con posizioni che vanno da pragmatiche a fortemente intransigenti.
Per gli Stati Uniti, questo rappresenta un problema concreto. Anche nel caso di un accordo, non è affatto garantito che tutte le componenti del sistema iraniano lo rispettino o che esista un’autorità in grado di imporlo in modo uniforme.
Nel frattempo, la guerra sembra aver rafforzato — e non indebolito — l’apparato dei Pasdaran. Le aspettative iniziali di una destabilizzazione interna o di rivolte diffuse si stanno ridimensionando, anche perché il conflitto e i bombardamenti tendono a ricompattare il sistema, mentre la repressione interna aumenta.
Il risultato è un paradosso strategico: un conflitto avviato anche con l’obiettivo di indebolire l’Iran rischia invece di produrre un sistema più militarizzato, più resistente e potenzialmente più difficile da gestire sia sul piano militare sia su quello politico.
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