 |
USA e Iran: il governo e il regime a confronto
di Rossella Ahmad
Abbas Araghchi, il ministro degli esteri iraniano, passeggia per le strade di Teheran: senza scorta, come un cittadino qualsiasi, si mescola alla folla dei manifestanti che a tutte le ore del giorno e della notte invadono le piazze per sostenere il loro paese vigliaccamente aggredito dalla coalizione Epstein.
Il "regime", per la vulgata mainstream.
Il pagliaccio Trump e la sua corte dei miracoli, nella quale spicca Pete "Big Jim" Hegseth - ha costruito la sua carriera tra la Guardia Nazionale e Fox News, ha i bicipiti più allenati delle meningi e vanta accuse di aggressioni sessuali multiple ed aggravate, uso eccessivo di alcool e cattiva gestione finanziaria - chiusi nelle stanze del potere, sono invisi al loro stesso popolo, che ha marciato in milioni per chiederne la defenestrazione.
Il "governo", per la vulgata mainstream.
Particolarmente fastidiosa è l'insistenza con cui i difensori ad oltranza della plutocrazia anglosionista come Piers Morgan utilizzano i due termini virgolettati. Vi è un'agenda evidente a cui aderire, e lo fanno con la disinvoltura dei marchettari.
Di fronte alla verità che buca lo schermo e si impone, loro continuano a mentire. Come prima, come sempre.
Siamo in un mondo al contrario. E l'uso distorto dei termini è l'ultima frontiera della manipolazione di massa.
Vorrei chiedere a Piers Morgan a quale skill lui ed i suoi simili attingano per falsificare spudoratamente il senso degli eventi conservando al contempo la faccia tosta tipica dei criminali incalliti e delle donne di malaffare.
Con quale pudore ancora utilizzino i termini dell'hasbara sionista di fronte alle immagini che giungono a getto continuo ed in tempo reale sia dalle piazze dell'Iran che dell'occidente, e come sia possibile non aver compreso di avere irrimediabilmente perso il primato dell'informazione ed il suo monopolio.
Non vi crede più nessuno, gli direi. Persino la ancora sterminata platea di dormienti dà segni di risveglio, di disorientamento e di disappunto. Comincia ad intuire che qualcosa non quadri nella narrazione del potere di cui i Piers Morgan partoriti dal ventre malato dell'imperialismo sono alfieri.
E che si tratti di un ventre malato è oramai innegabile.
La breve e sanguinosa parentesi imperiale statunitense si chiude nella farsa. Dalle imposizioni delle mani sul capo del pedofilo in pectore, alla preghiera pre-pasquale di conquista e vittoria, al rito collettivo di esorcismo per liberare la folla dagli spiriti maligni, alla vedova d'America che parla di Dio con occhi da cyborg e ghigno satanico, ai files di Epstein ancora semicensurati, è un precipitare continuo nei meandri della malattia mentale conclamata e della decadenza morale che hanno contraddistinto ogni impero nelle sue fasi terminali.
Se dovessi condensare in un'immagine tale decadenza, tra le tante possibili sceglierei quella del marito dell'ex capo del Dipartimento per la Sicurezza interna Kristi Noem. Con il seno gonfiato dalle iniezioni saline, impegnato in un tipo di feticismo legato al gioco di ruolo che consiste nel trasformarsi in una bambola sexy o in una Barbie, non rappresenta solo un dramma familiare e personale, ma anche il segno dei tempi.
Un paese che ha perso la bussola non è meno pericoloso dei killer centrati. Anzi. Questa è gente che ha ordigni nucleari tra le mani, non dimentichiamolo.
VAI A TUTTE LE NOTIZIE SU GAZA
 
Dossier
diritti
|
|