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Un cappio sulla Palestina
di
Rossella Ahmad
Faccio fatica a rapportarmi a qualcosa di così doloroso.
Il culto della morte, che sprigiona da ogni anfratto di questo reparto psichiatrico edificato sul furto della Palestina.
Il baratro morale, che sembra non avere più fine.
Il nostro sguardo smarrito che indugia sulle porte dell'inferno, e se ne ritrae con orrore.
Abbiamo detto e parlato, e ridetto ancora innumerevoli volte sulla Palestina che è metafora del mondo che verrà. Abbiamo narrato un genocidio senza tralasciarne un solo episodio, finanche quelli che meritavano di essere occultati per rispetto della nostra umanità violata, e ne abbiamo enfatizzato il tratto più disturbante, che è il piano di ingiustizia cosmica nel quale esso si innesta.
Qualcosa di gravissimo è avvenuto in nuce e ciò che accade oggi ne è la diretta conseguenza. Ed attiene non soltanto all'iniquità di rimuovere un popolo dalla sua terra per crearvi un'entità aliena, ma soprattutto al grado di impunità conferito ad essa, che ha soffiato sul fuoco di un narcisismo fuori controllo, coniugato ad un Potere globale che include ogni ganglio politico, finanziario e mediatico esistente.
Questa entità aliena, figlia degenere di Satana, ha reso legale la pena di morte per impiccagione di ogni detenuto palestinese di cui Israele vorrà sbarazzarsi. Con procedimenti sommari, di facciata.
Ed è forse la prima volta nella storia che una entità qualsivoglia sancisca in maniera così netta e sfacciata il suprematismo che la informa, in cui la pena di morte "etnica" e selettiva, senza alcuna parvenza di tutela giuridica ed in una cornice di illegalità strutturale quale è l'occupazione, viene inflitta ad un popolo - e solo ad esso - titolare, secondo le Convenzioni di Ginevra, di uno statuto speciale per ciò che concerne il diritto alla vita, alla sicurezza, alla libertà, ad un processo equo ed all'autodeterminazione.
Tutto saltato, come abbiamo visto. Non ci sono più norme, né regole, né tutele a cui appigliarsi. Né in Palestina né altrove.
Sono affranta, amici. La consapevolezza di vivere in un mondo siffatto mi schiaccia, comprime e deprime la mia reattività di fronte agli eventi. Eventi gravissimi, che necessitano invece di tutta la nostra attenzione e reazione.
Stanno facendo piazza pulita in Palestina. Con la connivenza di tutti. E gli apologeti dello stato genocida continuano a nascondersi dietro un dito, dietro parole ormai prive di senso, dietro frasi fatte, luoghi comuni evaporati già da tempo come neve al sole.
Una sola certezza mi conforta. Questo progetto anti-umano è agli sgoccioli. Si sta esaurendo naturalmente.
Ed il 2027 è vicino. Prendete nota.
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