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29 marzo 2026
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Ricordo di David Riondino, testimonial per Gaza
di Alessandro Negrini *

Ciao David.

Ci sono persone che entrano nella tua vita in silenzio, quasi di lato, come fanno gli spiriti gentili. E poi restano. Anche quando se ne vanno.

Ho conosciuto David Riondino due anni fa, al Teatro Villa Lazzaroni di Roma, quando con Angelo D’Orsi stavamo dando forma a GazArt - Artisti e Intellettuali per Gaza, lo spettacolo-evento su Gaza.

Era il tempo, nel quale stiamo tornando, in cui quasi tutti voltavano lo sguardo, abbassavano la voce, si rifugiavano nella prudenza. Pronunciare la parola Gaza era il rischio, la crepa da evitare.

David, insieme a Laura Morante, Daniela Poggi, Massimo Wertmuller, Barbara Scoppa e tanti altri artisti coraggiosi, fu tra i primi a dire sì, senza se e senza ma.

Ma anche senza enfasi, senza eroismi dichiarati.

Ricordo la sera dello spettacolo. Dietro le quinte c’era un silenzio strano, teso. Gli interventi erano stati intensi, attraversati da una emozione difficile da spiegare: davanti a quel buio della Storia non eravamo più soli. Ma insieme, in quel teatro.

Nel formare la scaletta ci chiedemmo: come si può chiudere una serata così? La risposta fu rapida e condivisa: con David Riondino.

Salisti sul palco con un foglio piegato in tasca e un sorriso appena accennato. Mi dicesti: "Vedrai, bisogna lasciare al pubblico una finestra aperta, non una stanza chiusa."

Sei salito sul palco e hai fatto quello che sapevi fare: trasformare il peso in respiro. Parlasti dell’orrore - sì, dell’orrore più disumano che accompagna la nostra storia dal dopoguerra a oggi - ma lo facesti con quella tua ironia lieve, quasi laterale, capace di restituire dignità senza negare il dolore. Arrivò la risata. Quella risata fragile e tuttavia orgogliosa e necessaria.

Ci facevi ridere per continuare a restare umani.

Ricordo che ascoltavi più di quanto parlassi. E quando parlavi sembrava sempre che stessi aggiustando qualcosa nel mondo con un sorrisino a lato della bocca, anche solo di pochi millimetri.

Sapeva che l’ironia non serve a fuggire dalla realtà, ma a guardarla senza smettere di amare gli esseri umani.

Oggi penso che quella sera non chiudesti davvero lo spettacolo. Apristi uno spazio che continua ancora.

Chissà dove ti sei andato a cacciare ora, chissà chi stai convincendo a sorridere.

Ciao David,

grazie per averci insegnato che perfino dentro il buio più ostinato può esistere una battuta capace di salvare la notte - e forse tutti noi.

* Componente del Comitato Scientifico dell'Osservatorio

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