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Operazione di terra contro l'Iran? USA si preparano ma rischi altissimi
di Leandro Leggeri
Negli Stati Uniti si torna a discutere apertamente di un possibile impiego di truppe di terra contro l’Iran, anche se al momento non si tratterebbe di un’invasione su larga scala ma di operazioni limitate, mirate e ad alto rischio.
Secondo quanto riportato dal Jerusalem Post, che cita un’inchiesta del Washington Post, il Pentagono starebbe preparando piani per una possibile operazione terrestre della durata di settimane, fondata su missioni speciali e azioni di fanteria circoscritte. La Casa Bianca ha però precisato che il fatto di predisporre opzioni militari non significa che Donald Trump abbia già preso una decisione.
Il nodo centrale resta Kharg, l’isola da cui passa circa il 90% dell’export petrolifero iraniano. Per questo continua a essere considerata uno degli obiettivi più sensibili e strategici dell’intero conflitto. Colpire o occupare Kharg significherebbe intervenire direttamente sul cuore della capacità iraniana di esportare greggio e quindi sulle entrate economiche di Teheran.
Proprio qui però emergono i limiti più seri di questa opzione. Anche fonti e analisti vicini all’ambiente strategico americano ammettono che un’operazione del genere comporterebbe pericoli enormi per le forze statunitensi. Kharg è piccola, esposta e vicinissima alla costa iraniana: restare sull’isola significherebbe esporsi a droni, missili, artiglieria e attacchi continui.
Non a caso, alcune valutazioni citate nell’articolo indicano come più sensato colpire le postazioni costiere iraniane lungo Hormuz piuttosto che tentare una presa diretta di Kharg. L’idea sarebbe ridurre la capacità iraniana di minacciare il traffico marittimo senza entrare subito nella logica molto più pericolosa dell’occupazione territoriale.
Nel frattempo il rafforzamento militare americano nella regione continua. Migliaia di Marines e personale navale sono già in movimento verso il Vicino Oriente, segno che Washington vuole mantenere aperta anche l’opzione di un salto di qualità operativo.
Il quadro che emerge è quello di una escalation preparata ma non ancora decisa.
Tuttavia il solo fatto che si discutano seriamente scenari di terra indica che la guerra sta entrando in una fase nuova, in cui l’obiettivo non sarebbe più soltanto colpire l’Iran dal cielo, ma forzarne direttamente i nodi strategici più vulnerabili.
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