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Cina: poco e tardi sulla Palestina
di Ahmad M. Shakakini
Il 24 marzo, Fu Cong, rappresentante permanente della Cina presso le Nazioni Unite, è intervenuto durante una riunione pubblica del Consiglio di Sicurezza dicendo che la comunità internazionale (come se esistesse una "comunità internazionale") non può tollerare un ulteriore marginalizzazione della questione palestinese e ha esortato a compiere passi concreti e vincolanti per realizzare la soluzione dei due Stati.
La Cina che ha lasciato i palestinesi da soli durante due anni di genocidio non può imporre a loro soluzioni che non vogliono.
I palestinesi non possono convivere con assassini criminali responsabili del loro genocidio e ricercati dalla Corte Penale Internazionale, non vogliono stringere la mano al criminale genocida Netanyahu.
Che i leader cinesi stringano la mano ai leader di Taiwan. Immaginate se i palestinesi intervenissero all'ONU chiedendo alla Cina di accettare la soluzioni "due stati per due popoli" per Cina e Taiwan.
La Cina non ha usato nemmeno il proprio diritto di veto al consiglio di sicurezza contro il piano di Trump per Gaza.
Pechino ha forti legami economici e tecnologici con Israele ed è interessata al settore agricolo e tecnologico, in particolare all'intelligenza artificiale.
Simpatizza verbalmente con la causa palestinese senza che la sua retorica sia offensiva per Israele. È molto più forte la retorica della Russia. La Cina sta vendendo parole a palestinesi, libanesi, arabi e iraniani, mentre sta investendo in Israele.
Questa non è la Cina di Mao, ma la Cina del commercio, della costruzione del potere militare e dell'evitare di far arrabbiare gli USA e soprattutto gli USA di Trump.
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