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Liberate il dottor Hussam Abu Safia
di Emma Buonvino
IL DOTTORE CHE È RIMASTO. E IL MONDO CHE HA TACIUTO.
Il dottor Hussam Abu Safiya non impugnava un’arma.
Impugnava ciò che resta dell’umanità quando tutto intorno viene distrutto:
la cura.
Era il direttore dell’ospedale Kamal Adwan Hospital, uno degli ultimi presìdi sanitari del nord di Gaza, mentre Israele trasformava ospedali, ambulanze, medici, infermieri e pazienti in bersagli.
È rimasto lì mentre cadevano bombe, mentre mancavano medicine, elettricità, anestesia, sangue, acqua, ossigeno.
È rimasto mentre il sistema sanitario di Gaza veniva fatto a pezzi, con centinaia di attacchi documentati contro strutture e personale sanitario, come ricordato dall'Organizzazione Mondiale della Sanità.
Ed è proprio questo che non gli è stato perdonato.
Non il crimine.
Non la violenza.
Non il terrorismo.
L’umanità.
Perché in un tempo in cui tutto viene disumanizzato,
continuare a curare diventa una forma di resistenza.
E allora Israele lo ha preso.
Lo ha strappato al suo ospedale, ai suoi pazienti, al suo popolo.
Lo ha rinchiuso.
E oggi gli esperti delle Nazioni Unite denunciano ciò che tanti temevano:
gravi torture, maltrattamenti, privazione arbitraria della libertà, e perfino la negazione sistematica delle cure mediche.
Pensate alla mostruosità morale di tutto questo.
Un medico che ha cercato di salvare vite sotto assedio
viene trattato come un nemico.
Un uomo che ha scelto di non abbandonare i feriti
viene punito come se la sua fedeltà alla vita fosse una colpa.
Questo non è solo abuso.
Questo non è solo brutalità.
Questo è il collasso morale di un potere che ormai considera persino la medicina palestinese un bersaglio da annientare.
Chi cura i bambini a Gaza viene arrestato.
Chi opera senza anestesia viene umiliato.
Chi resta accanto ai malati viene torturato.
Chi difende la vita viene spezzato.
E il mondo?
Il mondo osserva, rilascia dichiarazioni, si indigna a orario ridotto, e poi torna a dormire.
Ma ci sono storie che non devono essere lasciate cadere.
E il nome di Hussam Abu Safia deve essere pronunciato ad alta voce, ovunque.
Perché se un medico può essere ridotto così solo per aver fatto il proprio dovere umano,
allora non è sotto processo lui.
È sotto processo la nostra civiltà.
Liberare il dottor Abu Safia non è solo una richiesta umanitaria.
È una linea morale.
Perché se il mondo accetta che un medico palestinese venga torturato dopo aver curato il suo popolo sotto le bombe, allora il messaggio è chiaro:
a Gaza non stanno solo uccidendo i corpi.
Stanno tentando di uccidere anche l’idea stessa di umanità.
E noi abbiamo il dovere di non permettere che ci riescano.
Libertà per il dottor Hussam Abu Safia.
Libertà per i medici di Gaza.
Libertà per un popolo che continua a sanguinare anche mentre salva i propri figli.
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