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26 marzo 2026
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Germania si chiama fuori dalla guerra in Iran: catastrofe
di Marilina Mazzaferro

La guerra in corso tra Stati Uniti e Israele contro l'Iran è una "catastrofe" economica per il mondo, come l'ha definita il ministro della Difesa tedesco Boris Pistorius, sottolineando i rischi finanziari globali posti dal conflitto. "Per essere chiari, questa guerra è una catastrofe per le economie mondiali", ha dichiarato Pistorius ai giornalisti in Australia giovedì.

Ha sottolineato che la Germania non è stata consultata prima dell'inizio della guerra e ha insistito sul fatto che "non è la nostra guerra e quindi non vogliamo esserne coinvolti". Pistorius ha anche ribadito che la Germania è pronta a contribuire al raggiungimento della pace una volta raggiunto un cessate il fuoco, esortando tutte le parti a porre fine alla guerra il prima possibile.

Queste dichiarazioni sono state rilasciate durante la visita di una settimana di Pistorius nella regione indo-pacifica, che include tappe in Australia.

Inizialmente vista dagli alleati europei degli Stati Uniti come una crisi umanitaria e una prova geopolitica, la guerra contro l'Iran, iniziata da Stati Uniti e Israele, si sta ora trasformando in un grave shock energetico con evidenti parallelismi con le conseguenze della guerra in Ucraina del 2022. Secondo Bloomberg Economics, le ripercussioni economiche stanno diventando sempre più difficili da evitare, poiché la guerra sta interrompendo i flussi energetici globali.

L'incertezza sulla durata e l'intensità del conflitto, definita imprevedibile persino dal presidente statunitense Donald Trump, sta alimentando l'instabilità dei mercati. Allo stesso tempo, la crescita economica dell'Unione Europea è in calo, mentre l'inflazione è in aumento e la competizione per le risorse energetiche si sta intensificando, vanificando le precedenti aspettative di un incremento della competitività.

Un fattore centrale della crisi è l'effettiva chiusura da parte dell'Iran dello Stretto di Hormuz, una rotta energetica globale cruciale attraverso la quale transita circa il 20% delle forniture mondiali di gas naturale. Questa interruzione ha messo in luce quella che gli analisti definiscono compiacenza strategica da parte degli Stati Uniti, mentre l'impatto più ampio si sta facendo sentire in modo più acuto in Europa.

Le economie e i consumatori europei, fortemente dipendenti dal gas naturale, sono particolarmente esposti a queste interruzioni. La situazione è peggiorata in seguito a un presunto attacco di rappresaglia iraniano contro l'impianto di gas naturale liquefatto di Ras Laffan in Qatar, legato agli Stati Uniti e responsabile di circa un quinto della produzione di GNL del Qatar, dopo che gli Stati Uniti avevano preso di mira le infrastrutture energetiche iraniane.

In risposta, i leader dell'Unione Europea stanno cercando fornitori alternativi, tra cui l'Algeria, e stanno introducendo misure di sostegno ai consumatori per miliardi di euro al fine di compensare l'aumento dei costi. La situazione rispecchia fedelmente la risposta energetica europea al conflitto in Ucraina di quattro anni fa.

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