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26 marzo 2026
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Burattini
di Antonio Matteini

In questi giorni mi rimbombano in testa le parole di Marco Rizzo, il quale disse a quello delle "sardine" (ma ve le ricordate le sardine?) che non c'è nulla di più organizzato di un movimento spontaneo.

Sostanzialmente sputtanò Santori, le sardine apparvero a tutti per quello che erano: un movimento nato per far recuperare voti al PD in vista di un ciclo di elezioni locali molto importante.

Ebbene, sono spuntati come funghi negli scorsi mesi, presidi di esuli iraniani che chiedevano a gran voce il ritorno dello Scià.

Qualche campanello d'allarme sulla spontaneità di quelle piazze italiane ed europee era udibile già allora, visto che in patria c'erano si delle proteste, ma per la crisi inflazionistica, mica per riportare lo Scià sul trono. Di conseguenza il sospetto che quelle non fossero piazze in sostegno dei manifestanti in patria, già emergeva.

Poi in Iran tutto si placa, allora ci si inventa la balla dei 40.000 manifestanti giustiziati in due giorni. Feroce repressione da denunciare (in parte reale, ma certo non in quella misura denunciata), così si va avanti a scendere in piazza con bandiere iraniane (col leone), insieme a quelle USA e dello Stato Ebraico.

Intanto i media nostrani danno manforte a queste spontaneissime piazze, tacendo il fatto che le piazze di Teheran erano piene di gente che manifestava la propria vicinanza alle istituzioni rivoluzionarie.

Si arriva al 28febbraio, all'assassinio della Guida Suprema e alle bombe sulla scuola di Minab.

Gli esuli in piazza che fanno? Vanno in televisione a raccontare che tutto sommato le bambine di Minab erano accettabili in quanto solo un danno collaterale nell'ottica dell'abbattimento del "regime".

Ovviamente in Iran si serrano i ranghi e si reagisce compattamente. Mentre questi qua continuano per alcuni giorni con quel penoso spettacolino in cui intonavano cori di ringraziamento a Bibi, a Trump e ormai che c'erano, allo Scià.

Alla fine, mentre osserva il fallimento del proprio attacco Trump, si rende anche conto e deve ammettere pubblicamente che sostanzialmente il figlio dello Scià è un demente e che rimettergli in mano un Paese sarebbe impossibile. Insomma burattini va bene, ma fino a un certo punto.

Giorni di silenzio mentre i salvatori dell'Iran lo bombardano, poi ecco l'idea geniale! Anziché il figlio dello Scià, puntiamo tutto sulla nipote.

Ora probabilmente, visto l'andamento disastroso dell'offensiva contro la Repubblica Islamica, aspetteranno il momento opportuno per riemergere; ma il copione è chiaro: torneranno in piazza per gridare contro l'oppressione femminile (io ancora aspetto una manifestazione per le donne del Qatar, del Bahrein, dell'Arabia... Quelle emiratine...) e, siccome i loro burattinai di Washington e Tel Aviv hanno deciso che il cavallo vincente è un altro, saranno in piazza a osannare quello, anzi quella.

Ecco, ci sarà stata gente in buonafede in quelle piazze, io non ne dubito, come ce n'era tanta nelle piazze delle sardine; ma chi anima quelle piazze tutto è fuorché in buonafede.

Essere in buonafede significa non essere al servizio di un padrone ma di un'idea.

Chi scende in piazza per un'idea anziché per un padrone, in una settimana non decide che il leader da osannare è uno anziché un altro (peraltro la "pazza idea" di riportare lo Scià in patria è assai recente, tutti questi esuli filo monarchici prima non c'erano mica. C'era chi odiava a morte gli Ayatollah, questo sì).

E soprattutto nessuno in buonafede, con un cuore, esulta quando le città da dove proviene il suo popolo vengono rase al suolo e non descrive come danni collaterali 200 bambine mandate "per sbaglio" all'altro mondo.

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