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25 marzo 2026
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Pena di morte per i palestinesi: avanza proposta di legge israliana
di Mauro W. Giannini

Martedì sera, la Commissione per la Sicurezza Nazionale del Parlamento israeliano ha approvato una bozza di legge, un passo verso la legalizzazione dell'esecuzione dei prigionieri palestinesi.

Si prevede che la bozza venga presentata alla Knesset, l'Assemblea Generale, la prossima settimana per la votazione in seconda e terza lettura, fasi finali per la sua effettiva entrata in vigore.

La commissione ha apportato alcuni emendamenti al testo, che aveva superato la prima votazione, come riportato dall'emittente pubblica israeliana KAN, aggiungendo che le esecuzioni avverranno tramite impiccagione.

I condannati a morte saranno rinchiusi in un centro di detenzione separato, senza possibilità di visite da parte di personale autorizzato, e consulenze legali consentite solo tramite videoconferenza. L'esecuzione dovrà avvenire entro 90 giorni dalla sentenza.

La bozza di legge stabilisce che la pena di morte può essere inflitta anche senza richiesta da parte dell'accusa, che non è richiesta l'unanimità e che la decisione sarà presa a maggioranza semplice.

I tribunali militari competenti per i palestinesi residenti nella Cisgiordania occupata da Israele avrebbero anche la facoltà di infliggere la pena di morte, con il ministro della Difesa che avrebbe il diritto di presentare un parere al collegio giudiziario.

Nel caso di palestinesi sotto occupazione israeliana condannati a morte, il disegno di legge specifica che sarebbero precluse le possibilità di grazia o appello.

Per i prigionieri processati in Israele, la pena di morte potrebbe essere commutata in ergastolo.

Il disegno di legge è stato accolto con favore dal ministro della Sicurezza Nazionale israeliano di estrema destra, Itamar Ben-Gvir, che lo ha definito "un giorno storico".

Secondo le organizzazioni per i diritti umani, Israele ha intensificato drasticamente le violazioni dei diritti umani contro i detenuti palestinesi dall'inizio della guerra nell'ottobre 2023, in particolare quelli provenienti da Gaza, tra cui fame, tortura, violenza sessuale e sistematica negazione di cure mediche.

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