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Teheran non cerca una tregua
di Leandro Leggeri
Mentre Donald Trump continua a oscillare tra escalation e apertura negoziale, da Teheran arriva un segnale molto più chiaro e coerente: l’Iran non ha alcuna intenzione di accettare una fine rapida del conflitto senza ottenere garanzie strutturali.
Secondo quanto riportato dal Financial Times, la leadership iraniana considera la guerra una minaccia esistenziale e si sta preparando a un conflitto lungo, impostato su una logica di attrito. L’obiettivo non è semplicemente resistere, ma ristabilire la deterrenza e assicurarsi che Stati Uniti e Israele non siano più disposti a pagare il costo di future operazioni militari contro la Repubblica Islamica.
La posizione è netta. Teheran non accetterà un cessate il fuoco temporaneo sul modello di altri teatri regionali, ma pretende garanzie vincolanti contro nuovi attacchi e, implicitamente, un riconoscimento del proprio status strategico. In assenza di queste condizioni, la guerra può continuare anche per mesi.
Il cuore della risposta iraniana resta nelle mani delle Guardie Rivoluzionarie, che stanno conducendo una campagna asimmetrica fatta di attacchi missilistici, droni e pressione sulle infrastrutture energetiche e sulle rotte marittime. La capacità di incidere sullo Stretto di Hormuz si sta rivelando una leva decisiva, con effetti diretti sull’economia globale.
Anche in uno scenario in cui gli Stati Uniti decidessero di ridurre il proprio coinvolgimento, il rischio è che l’Iran continui a colpire Israele e a esercitare pressione nel Golfo, mantenendo una forma di conflitto a bassa intensità ma prolungato nel tempo.
Il problema di fondo, come sottolineano diplomatici e analisti citati dal Financial Times, è che nessuna delle due parti sembra oggi disposta a fermarsi senza un accordo.
Ma proprio le condizioni richieste da Teheran, insieme agli obiettivi massimalisti di Washington e Tel Aviv, rendono un’intesa estremamente difficile.
In questo quadro, la guerra non appare come una parentesi ma come un processo destinato a ridefinire gli equilibri regionali. E il tempo, ancora una volta, potrebbe giocare a favore dell’Iran, che ha strutturato la propria strategia proprio sulla capacità di resistere e logorare l’avversario.
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