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Gravidanze in Palestina oggi
di Emma Buonvino
Vivere una gravidanza in Palestina oggi — soprattutto nella Striscia di Gaza, ma anche in Cisgiordania significa attraversare uno dei momenti più delicati della vita dentro condizioni che, per molte donne, sono estreme.
Non è solo una questione sanitaria. È un’esperienza che intreccia corpo, paura, sopravvivenza e perdita.
● Una gravidanza senza sicurezza
Molte donne incinte vivono sotto bombardamenti, sfollamenti continui e perdita della casa. La gravidanza, che normalmente è associata alla vita, viene descritta da alcune come uno “stato costante di paura”.
Si teme per il bambino ancora prima che nasca
Si teme di non arrivare al parto
Si teme di non poter proteggere il proprio figlio dopo
Una testimonianza racconta: “Non ero felice della gravidanza”, perché mancavano sicurezza, denaro e cure
● Sistema sanitario al collasso
In molte aree, soprattutto a Gaza:
ospedali e cliniche sono stati distrutti o resi inutilizzabili
i reparti maternità sono sovraffollati o inesistenti
mancano farmaci essenziali, antibiotici e anestesia.
Alcune donne partoriscono:
senza antidolorifici
in rifugi o tende
senza assistenza adeguata.
Anche raggiungere un ospedale può essere impossibile.
● Fame, sete e malnutrizione
La gravidanza richiede nutrizione. Ma molte donne:
non hanno accesso a cibo sufficiente
bevono poca acqua o acqua non potabile
soffrono di anemia e malnutrizione.
Alcune arrivano al parto in condizioni fisiche gravissime, con peso molto basso
● Rischi medici altissimi
Le conseguenze sono pesanti:
aumento di aborti spontanei
parti prematuri
neonati sottopeso
aumento della mortalità materna.
La mancanza di cure e le condizioni di vita fanno sì che molte gravidanze non arrivino a termine o si concludano con complicazioni gravi
● Igiene e dignità negate
Anche aspetti fondamentali come l’igiene diventano un problema:
mancano assorbenti, sapone, acqua
molte donne vivono in tende o rifugi sovraffollati
alcune assumono farmaci per bloccare il ciclo mestruale per mancanza di condizioni minime
● Il trauma psicologico
Oltre al corpo, c’è la mente.
Le donne raccontano:
paura costante di perdere i figli
lutti ripetuti
stress cronico.
La maternità può trasformarsi da gioia a angoscia: la nascita non è più una promessa, ma un’incertezza.
● Una realtà definita “attacco alla maternità”
Organizzazioni e testimonianze parlano di una distruzione sistematica delle condizioni necessarie per:
concepire
portare avanti una gravidanza
partorire in sicurezza.
Con la distruzione delle infrastrutture e la privazione di risorse essenziali, anche la possibilità stessa di diventare madre viene compromessa
● In sintesi
Vivere una gravidanza in Palestina oggi può significare:
portare una vita dentro la guerra
affrontare fame, mancanza di cure e paura costante
partorire senza sicurezza né dignità
convivere con il rischio reale di perdere il bambino o la propria vita.
Fonti principali:
Assopace Palestina, Oxfam Italia, Invictapalestina, Amnesty International Italia
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