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23 marzo 2026
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Gravidanze in Palestina oggi
di Emma Buonvino

Vivere una gravidanza in Palestina oggi — soprattutto nella Striscia di Gaza, ma anche in Cisgiordania significa attraversare uno dei momenti più delicati della vita dentro condizioni che, per molte donne, sono estreme.

Non è solo una questione sanitaria. È un’esperienza che intreccia corpo, paura, sopravvivenza e perdita.

● Una gravidanza senza sicurezza

Molte donne incinte vivono sotto bombardamenti, sfollamenti continui e perdita della casa. La gravidanza, che normalmente è associata alla vita, viene descritta da alcune come uno “stato costante di paura”.

Si teme per il bambino ancora prima che nasca Si teme di non arrivare al parto Si teme di non poter proteggere il proprio figlio dopo Una testimonianza racconta: “Non ero felice della gravidanza”, perché mancavano sicurezza, denaro e cure

● Sistema sanitario al collasso

In molte aree, soprattutto a Gaza: ospedali e cliniche sono stati distrutti o resi inutilizzabili i reparti maternità sono sovraffollati o inesistenti mancano farmaci essenziali, antibiotici e anestesia.

Alcune donne partoriscono: senza antidolorifici in rifugi o tende senza assistenza adeguata.

Anche raggiungere un ospedale può essere impossibile.

● Fame, sete e malnutrizione

La gravidanza richiede nutrizione. Ma molte donne: non hanno accesso a cibo sufficiente bevono poca acqua o acqua non potabile soffrono di anemia e malnutrizione.

Alcune arrivano al parto in condizioni fisiche gravissime, con peso molto basso

● Rischi medici altissimi

Le conseguenze sono pesanti: aumento di aborti spontanei parti prematuri neonati sottopeso aumento della mortalità materna.

La mancanza di cure e le condizioni di vita fanno sì che molte gravidanze non arrivino a termine o si concludano con complicazioni gravi

● Igiene e dignità negate

Anche aspetti fondamentali come l’igiene diventano un problema: mancano assorbenti, sapone, acqua molte donne vivono in tende o rifugi sovraffollati alcune assumono farmaci per bloccare il ciclo mestruale per mancanza di condizioni minime

● Il trauma psicologico Oltre al corpo, c’è la mente.

Le donne raccontano: paura costante di perdere i figli lutti ripetuti stress cronico.

La maternità può trasformarsi da gioia a angoscia: la nascita non è più una promessa, ma un’incertezza.

● Una realtà definita “attacco alla maternità”

Organizzazioni e testimonianze parlano di una distruzione sistematica delle condizioni necessarie per: concepire portare avanti una gravidanza partorire in sicurezza.

Con la distruzione delle infrastrutture e la privazione di risorse essenziali, anche la possibilità stessa di diventare madre viene compromessa ● In sintesi

Vivere una gravidanza in Palestina oggi può significare: portare una vita dentro la guerra affrontare fame, mancanza di cure e paura costante partorire senza sicurezza né dignità convivere con il rischio reale di perdere il bambino o la propria vita.

Fonti principali: Assopace Palestina, Oxfam Italia, Invictapalestina, Amnesty International Italia

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