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21 marzo 2026
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Iran: la guerra consuma la potenza militare USA
di Landro Leggeri

La guerra in Iran rischia di avere effetti duraturi sulle capacità militari degli Stati Uniti, ben oltre il conflitto attuale.

Secondo un’analisi pubblicata da The Economist, l’intensità dell’operazione “Epic Fury” ha già portato a un consumo massiccio di munizioni: oltre 5.000 nei primi quattro giorni e circa 11.000 nelle prime due settimane, rendendola una delle campagne aeree più intense della storia recente.

Il problema principale non è solo il costo, ma la disponibilità. Nei primi giorni sono state utilizzate centinaia di missili “stand-off”, molto più costosi e difficili da rimpiazzare rispetto alle bombe guidate più comuni. Anche le difese aeree stanno subendo un forte stress: centinaia di intercettori Patriot e THAAD sono già stati impiegati, erodendo scorte già limitate.

La ricostituzione di questi arsenali richiederà anni. Secondo le stime, il solo rimpiazzo delle munizioni utilizzate nei primi giorni potrebbe costare tra i 20 e i 26 miliardi di dollari, ma il vero limite è industriale: alcune componenti chiave dipendono da filiere lente o da materie prime controllate da pochi attori globali.

Anche la Marina USA è sotto pressione. Le portaerei sono impiegate in modo prolungato, con cicli operativi sempre più intensi che rischiano di compromettere la prontezza a lungo termine. Secondo diversi analisti, questo potrebbe creare “vuoti operativi” in altre aree strategiche nei prossimi anni.

Il punto centrale è strategico: la guerra in Iran sta consumando risorse che Washington dovrebbe teoricamente conservare per un eventuale confronto con la Cina, indebolendo la capacità di deterrenza nel Pacifico.

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