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Armi nucleari dell'Iran come fialetta di Powell su Saddam
di
Sergio Scorza
Nella dichiarazione scritta presentata ai senatori del Congresso, Tulsi Gabbard, direttrice dell'Intelligence Nazionale USA, ha affermato che, dopo l'operazione 'Midnight Hammer' dello scorso giugno, "il programma di arricchimento nucleare di Teheran è stato annientato", e "da allora non ci sono stati tentativi di ricostruire i loro impianti". Una valutazione che ha smentito, senza mezzi termini, Donald Trump e tutte le sue motivazioni per sferrare il secondo attacco al regime.
Le dichiarazioni di Tulsi Gabbard sono, peraltro, in linea con le accuse all'amministrazione statunitense mosse dal capo dell'antiterrorismo, Joe Kent: «Non posso in buona coscienza sostenere la guerra in Iran». Con queste parole Kent si è dimesso da capo del Centro per l’antiterrorismo statunitense. Per Kent l’Iran «non rappresentava una minaccia imminente per il nostro Paese ed è chiaro che questa guerra è stata iniziata per la pressione di Israele e della sua potente lobby americana».
Dunque, una guerra voluta da Israele e scatenata sulla base di una fake news. Insomma, le "armi nucleari dell'Iran come la "provetta" mostrata da Colin Powell all'ONU il 5 febbraio 2003 ed esibita come "prova" del possesso di armi biologiche da parte dell'Iraq di Saddam Hussein. Quell'intervento, basato su false informazioni d'intelligence, fu cruciale per giustificare l'invasione dell'Iraq.
Quella guerra, secondo la stima pubblicata sulla rivista scientifica Lancet, causò oltre 600.000 morti iracheni tra il 2003 e il 2006 oltre a provocare milioni di sfollati interni e rifugiati, con una profonda crisi economica e sanitaria nel paese.
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