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Anticamorra: Don Peppe Diana
di
Pino Maniaci
"Non c’è bisogno di essere eroi, basterebbe ritrovare il coraggio di aver paura, il coraggio di fare delle scelte, di denunciare".
Lui il coraggio di fare delle scelte ce l'aveva. Aveva scelto di stare dalla parte della giustizia negli anni del dominio assoluto della camorra casalese.
Le sue omelie erano cariche di messaggi forti e appelli rivolti soprattutto ai giovani, che scoraggiava a seguire gli "esempi negativi" dei clan.
"Assistiamo impotenti al dolore di tante famiglie che vedono i loro figli finire miseramente vittime o mandanti delle organizzazioni della camorra. La Camorra oggi è una forma di terrorismo che incute paura, impone le sue leggi e tenta di diventare componente endemica nella società campana. I camorristi impongono con la violenza, armi in pugno, regole inaccettabili".
Il 19 marzo 1994, nel giorno del suo onomastico, venne brutalmente assassinato nella sacrestia della chiesa di San Nicola di Bari a Casal di Principe, mentre si preparava a celebrare la Santa Messa.
Cinque colpi, tutti andati a segno: due alla testa, uno al volto, uno alla mano e un altro al collo. Erano le 7:20 del mattino.
Nei giorni successivi, i giornali scrissero che quel prete altro non era che un camorrista, un pedofilo e un frequentatore di prostitute ma la macchina del fango dovette fare i conti, anni dopo, con la verità: Don Peppe Diana era stato ucciso dalla camorra per il suo impegno antimafia.
Si parlò in tutta Italia di quell'omicidio e di quel parroco che con la forza delle sue parole aveva avuto la forza di sfidare le cosche.
Oggi, invece, sembra che in molti lo abbiano dimenticato.
 
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