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Dottor Hussam Abu Safiya: appello del figlio
di
Antonella Salamone
Appello al mondo di Elyas Abu Safiya
Figlio del Dr.Hussam Abu Safiya
“Questo è un appello che rivolgo a tutti coloro che hanno una coscienza.
A tutti coloro che credono nella
giustizia e nella umanità.
Oggi, con il cuore straziato dal dolore, vi imploro di guardare alla sofferenza di mio padre,
che langue in una prigione israeliana - e non solo mio padre,
ma tutti i detenuti, soprattutto
il personale medico.
Il dottor Hussam Abu Safiya ha salvato innumerevoli vite palestinesi durante il brutale attacco israeliano a Gaza.
Israele lo ha rapito nel Dicembre 2024.
È stato arrestato,
per oltre 1 anno senza
accusa o processo.
È stato interrogato e torturato e ora ha perso oltre un terzo del suo peso corporeo.
Mio padre continua ad affrontare condizioni difficili e incuria che stanno compromettendo la sua salute.
Da un po' di tempo ormai non riceviamo abbastanza notizie
su di lui che ci possano rassicurare.
Infatti, gli è stato addirittura negato l'accesso a un avvocato con il pretesto di problemi di sicurezza.
Questa separazione forzata non uccide solo coloro che si trovano all'interno della prigione
ma inoltre sfinisce, logora e spezza i cuori della sua famiglia.
Con l'avvicinarsi dell'Eid al-Fitr
la festività in cui i propri cari e le famiglie si riuniscono –
ci troviamo ancora una volta di fronte a un grande vuoto e a un dolore indescrivibile
a causa dell'assenza di mio padre.
Israele detiene oltre 9.500 palestinesi nelle sue prigioni, con segnalazioni di gravi torture e abusi.
Ci appelliamo a tutte le parti interessate, a tutte le organizzazioni per i diritti umani,
e a tutte le persone libere del mondo di schierarsi al nostro fianco e con tutti i prigionieri detenuti nelle carceri israeliane.
Li esortiamo a svolgere un ruolo attivo nel porre fine a questa ingiustizia e a questa sofferenza.
E naturalmente, chiediamo la libertà per mio padre, per tutti i prigionieri e giustizia per tutti gli oppressi”.
Nota: Il 25 ottobre 2024 il Dr.Abu Safiya viene arrestato una prima volta e interrogato con altri 44 colleghi per qualche ora. Insulti, minacce e pressioni con l’obiettivo di indurlo a lasciare al più presto la struttura sanitaria segnano la conclusione della temporanea detenzione. Una notizia però lo accoglie al suo rientro: suo figlio Ibrahim di 15 anni è stato ucciso in un attacco di droni all’ingresso del Kamal Adwan. Eppure torna al lavoro per occuparsi del flusso di pazienti che non finisce mai.
inizia a girare dei video-diari quasi ogni giorno, con la sua voce che spesso sovrastava il bip delle macchine dell’unità di terapia intensiva. In un video, è in piedi accanto a un bambino con il corpo ustionato.
Dice davanti alla telecamera:
“Ci appelliamo al mondo e a tutte le istituzioni internazionali, affinché adempiano al loro ruolo umanitario, vista la situazione nel nord di Gaza”.
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