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Cinque forchette per cinque "fratelli"
di
Elisa Fontana *
Oggi tutta per voi una storia non tanto di legalità, quanto di totale mancanza di senso di opportunità e di decoro politico e istituzionale, ammesso che ormai abbia un senso anche solo parlarne. Storia raccontata da Alberto Nerazzini sul Fatto Quotidiano, ma sarebbe meglio definirla storiaccia.
Accade, dunque, che c’è un imprenditore romano tale Mauro Carroccia, attualmente in galera per intestazione fittizia con l’aggravante mafiosa ma che, in realtà è il dominus della ristorazione nel quartiere Tuscolano. La famiglia Carroccia è legata al clan Senese che da almeno 30 anni controlla tutti gli affari criminali romani.
La famiglia Carroccia è il fulcro di tante intercettazioni che fin dagli anni Novanta li interessavano, perché al centro di bande, interessi, un milieu criminale che fa capo al ristorante dei Carroccia “Da Baffo”. Che poi le inchieste degli inquirenti scopriranno che i Carroccia sono solo dei prestanome, ma il vero proprietario è quel Senese capoclan e ras della malavita romana. Tutto ciò, giusto per chiarire chi siano i Carroccia e in quale quadro criminale si muovevano e si muovono.
Nel 2020 gli inquirenti chiudono l’inchiesta sull’impero economico-criminale di Senese con annesse usura, riciclaggio, intestazioni fittizie, droga. Carroccia è arrestato fra gli altri e condannato in primo grado, ma poi assolto in appello con la caduta dell’aggravante mafiosa. E qui accade quello che interessa a noi. Carroccia liberato, ritorna spavaldo sulla scena, apre un nuovo ristorante “Bisteccheria d’Italia”, sempre al Tusculano, feudo di famiglia. Allo stesso indirizzo è collocata la società “Le 5 forchette”, con capitale sociale di 10 mila euro e sede a … Biella.
Ma perché a Biella? Perché è li che abitano tutti i soci che costituiscono la società davanti ad un notaio: il segretario provinciale di FDI, il consigliere regionale FDI, la vicepresidente FDI della regione Piemonte, tutti con il 5% di quote di partecipazione e una impiegata con il 10% di quote. E poi arriva l’artiglieria pesante: Andrea Delmastro Delle Vedove, sottosegretario FDI alla giustizia con il 25% delle quote e la diciottenne erede della stimata dinastia Carroccia con il 50% delle quote e la nomina ad amministratrice unica.
Ma i colpi di scena non sono finiti. Mentre tutto ciò avveniva, la Cassazione (ah, questi maledetti magistrati!) annulla la sentenza che mandava tutti assolti e, di conseguenza, la Corte d’appello di Roma in riforma di quella sentenza ha rifatto il processo e confermato tutte le condanne di primo grado (ah, maledetti magistrati!). Si tornerà in Cassazione per l’appello definitivo, ma nel frattempo assistiamo ad un balletto invero strano.
Il sottosegretario Delmastro lo scorso novembre vende il suo 25% ad una società immobiliare che è sua al 100%, cioè Delmastro vende le quote a se stesso, ma il can can scoppia nel febbraio scorso, quando la Cassazione rende definitive le condanne dell’appello bis, con l’aggravante di mafia e ritornano tutti in galera, Carroccia compreso. Una settimana dopo la sentenza definitiva, la società di Delmastro vende il suo 25% ad un’altra società e ad inizio marzo tutti i soci fratellini d’Italia vendono le loro quote alla diciottenne Carroccia amministratrice unica. Un fuggi fuggi generale.
Sarebbe davvero carino che qualche magistrato approfondisse, almeno finché potrà farlo, questa strana convergenza di interessi fra Biella e Roma, fra buona parte di FDI e la famiglia Carroccia, fra uomini e donne delle istituzioni e un milieu criminal-mafioso.
Del lato etico della faccenda non vale la pena nemmeno discutere, vista la totale estraneità all’argomento testimoniato dall’assalto all’arma bianca che abbiamo visto in questi anni di ogni spazio e strapuntino disponibile. Ci mancavano solo le bisteccherie, adesso abbiamo aggiunto anche quelle alla collezione.
* Coordinatrice Commissione Politica e questione morale dell'Osservatorio
 
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