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17 marzo 2026
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La guerra è un racket
di Rinaldo Battaglia *

"La guerra non è fatta per essere vinta. È fatta per essere continua. L'atto essenziale della guerra moderna è la distruzione del prodotto del lavoro umano. Una società gerarchica è possibile solo sulla base della povertà e dell'ignoranza. In linea di principio, lo sforzo bellico è sempre pianificato per mantenere la società sull'orlo della fame. La guerra è condotta dal gruppo dominante contro i propri sudditi, e il suo obiettivo non è la vittoria…(..) ma mantenere intatta la struttura stessa della società".

ll grande George Orwell (in “1984”) - un profeta ripudiato e poi dimenticato che, già nel 1949, studiando il suo passato prevedeva il nostro futuro - così definì la parola 'guerra'.

Senza tanti giri di parole, false retoriche o illusori concetti di etica.

L'atto essenziale della guerra è la distruzione. La guerra si traduce in ogni lingua nella parola "distruzione". È tutto gira attorno a questo principio: costruire per distruggere e poi distruggere per ricostruire.

Doppio business: prima della guerra, durante, e dopo la guerra. In attesa e programmazione della successiva. Una ruota che gira senza sosta. Siamo tutti come il cricetto sulla ruota: la crede un gioco, la crede insostituibile tant'è vero che continua a restarci dentro. Eppure, basterebbe che si fermasse un attimo e scendesse. E quella ruota non avrebbe più senso di esistere. Invece quella gira e rigira, gira senza sosta. Per la gioia e la soddisfazione di chi il messo lì la ruota a fianco del piccolo criceto.

Costruire per distruggere e poi distruggere per ricostruire.

Carlo Cottarelli e Gianmaria Olmastroni in un articolo del 7 novembre 2025, sull’Osservatorio dei Conti Pubblici Italiani, evidenziavano “come confermato dagli ultimi dati NATO, nel 2025 la spesa per la difesa in Italia è prevista raggiungere il 2% del Pil, con un aumento del 38,5% rispetto al 2024 quando era all’1,5%. Degli 0,5 punti percentuali di aumento, 0,1 sarebbero dovuti a un’effettiva maggior spesa, mentre 0,4 rifletterebbero una riclassificazione di altre spese, tra cui quelle per Guardia di finanza, Capitanerie di Porto, spazio e cybersicurezza.”

L’11 marzo 2026 – in più giornali e media (vedasi ad esempio Sky) - è apparsa la notizia che il dipartimento della Guerra USA, diretto da Pete Hegseth, è finito al centro delle discussioni per via delle sue spese record.

“Secondo un'analisi dell'organizzazione di controllo dei conti pubblici Open the Books, il Pentagono avrebbe investito nel mese di settembre 2025 un totale di 93 miliardi di dollari, la cifra mensile più alta registrata dai tempi della crisi finanziaria nel 2008. E una buona parte del bilancio sarebbe stata utilizzata per acquisti difficilmente giustificabili come necessità militari.

Tra gli acquisti effettuati dal dipartimento ci sarebbero, stando a Open the Books, un pianoforte a coda Steinway & Sons da oltre 98 mila dollari destinati alla residenza del capo di stato maggiore dell'Air Force Kenneth Wilsbach, oltre 5 milioni di dollari spesi in dispositivi Apple e milioni di dollari in prodotti alimentari di lusso come il granchio reale dell'Alaska (2 milioni di dollari), le aragoste (6,9 milioni di dollari), il salmone (1 milione di dollari). Anche carne e dolci pesano non poco sul bilancio del Pentagono, con 15 milioni di dollari di bistecche, 124 mila dollari in macchine per gelato e 139 mila dollari investiti in centinaia di ordini di ciambelle. Ammonta a 225 milioni invece la spesa complessiva per l'arredamento."

“War is a racket”, la guerra è una mafia, è un racket, è una truffa, diceva ben prima della Seconda Guerra Mondiale (nel 1935) il generale Smedley Darlington Butler, il marine più decorato della storia americana. Altra persona che disse la verità e per questo dimenticata, nascosta, ripudiata, posta nello sgabuzzino di casa perchè la sua presenza dava fastidio.

Figuriamoci ora col business del petrolio, con la speculazione di chi sapeva quando Trump avrebbe attaccato l’Iran, fino a dove sarebbe arrivato e parallelamente fino a dove sarebbe salito il prezzo del greggio, ivi compreso quello estratto a casa loro o dagli USA controllato (la parola 'Venezuela' dice nulla?).

Basterebbe aver letto un articolo di Francesco Bertolino suI Corriere della Sera del 13 marzo con parole inequivocabili: “Trump ha ammesso candidamente: «Se il petrolio sale, noi facciamo un sacco di soldi»." E l’articolo proseguiva indicando cosa significasse la guerra per l’America e quanto valesse anche l’aumento del prezzo del gas per il Gnl americano.

Per non parlare della guerra 'mai finita' in Ucraina.

Il 18 agosto 2025 tutti eravamo davanti alla tv per il discorso del grande ‘uomo della pace’ Donald Trump tra gli applausi, complimenti, show e cotillons - anche della nostra Meloni - per la fine della guerra dopo l’incontro con Putin in Alaska. Sono passati 7 mesi e nessuno si ricorda più nulla, per non ricordare la figura meschina dei presenti e altrettanto stupida di chi – come noi – guardando quella notte la tv magari, magari ci credeva. Ingannati per l'ennesima volta.

Lo diceva bene anche Friedrich Nietzsche: "Che differenza resta tra un convinto e un ingannato? Nessuna, se è stato bene ingannato."

"La guerra non è fatta per essere vinta. È fatta per essere continua”. Che altro?

Sappiamo benissimo che appena finita la guerra partirà il business della ricostruzione. “La ricostruzione dell'Ucraina è sostenuta da ampi accordi internazionali, con oltre 16 miliardi di euro mobilitati nel 2025 per energia e difesa, inclusi 40 accordi italiani. L'UE ha attivato la "Ukraine Facility" e un fondo da 2,3 miliardi di euro, mentre l'Italia ha firmato un patto decennale di sicurezza e sostiene la ricostruzione, in particolare di Odessa”. Costruire per distruggere e poi distruggere per ricostruire. Prima si costruiscono armi, munizioni, impianti militari per distruggere quel che c’è, poi dopo aver distrutto ci sarà la ricostruzione. E guai ad esser fuori dal primo business e dal secondo.

E chi muore? Chi se ne frega. Tanto a morire sono sempre gli altri.

“War is a racket”, la guerra è una mafia, è un racket, è una truffa, diceva il generale Smedley Darlington Butler.

“La guerra non è fatta per essere vinta. È fatta per essere continua” rispondeva 14 anni dopo George Orwell.

E in quei 14 anni una guerra con oltre 70 milioni di morti e interi continenti trasformati in macerie e città in cimiteri a cielo aperto.

Film di grande successo che, come una soap opera alla tv, non arriva mai alla fine. Perché siamo tutti come il criceto sulla ruota: la crediamo un gioco, la crediamo inevitabile tant'è vero che nei fatti nulla si fa per bloccarla. Eppure, basterebbe che ci fermassimo un attimo a ragionare e ad assumerci veramente il nostro ruolo. Quello di uomini e donne in quanto uomini e donne. E quella ruota non avrebbe allora più senso di esistere. Invece quella gira e rigira, gira senza sosta. Per la gioia e la soddisfazione di coloro che hanno messo lì quella trappola e a fianco la loro cassaforte. E di lato la televisione.

"Che differenza resta tra un convinto e un ingannato? Nessuna, se è stato bene ingannato."

17 marzo 2026 – Rinaldo Battaglia

* Coordinatore Commissione Storia e Memoria dell'Osservatorio


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