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Mafia: Domenico, tre anni per sempre
di
Pino Maniaci
Si chiamava Domenico Petruzzelli, come il padre che non ha mai conosciuto, perché venne ucciso prima ancora che il piccolo venisse al mondo.
Aveva tre anni ed era il figlio più piccolo di Carla Maria Fornari, una ragazza di trent'anni che si era rifatta una vita accanto a Cosimo Orlando, un pregiudicato che stava finendo di scontare una pena per duplice omicidio in semilibertà.
In quell'uomo, Domenico e gli altri due fratellini di sei e sette anni, avevano trovato una seconda figura paterna. Chiedevano solo di essere felici, di lasciarsi alle spalle per sempre quella ferocia che aveva tormentato già abbastanza la loro famiglia.
Il 17 marzo 2014, erano tutti a bordo di una macchina rossa guidata da mamma Carla, stavano percorrendo la statale che collega Taranto a Reggio Calabria per riaccompagnare Cosimo in carcere. Non ci arrivarono mai: vennero colpiti da una scarica di proiettili all'altezza dello svincolo per Palagiano.
Riuscirono a salvarsi soltanto i due fratellini più grandi: i soccorritori li trovarono rannicchiati sotto i sedili posteriori, pietrificati, incapaci di parlare. Provate per un attimo a immaginare l'enorme dolore vissuto da questi due bambini che avevano visto morire i loro affetti più cari sotto i propri occhi.
Mimmo era in braccio al compagno della mamma: probabilmente, ricostruirono gli inquirenti, venne usato come scudo umano, ancora una volta nell'erronea convinzione che i sicari non avrebbero sparato a un bambino. E invece quella sera vennero esplosi una ventina di colpi con una mitraglietta.
Pare si sia trattato di un regolamento di conti. Sì, perché le regole dei clan non sono mai cambiate: continuano a intimidire e uccidere chi osa violare il proprio onore, oggi come cinquant'anni fa.
Non vogliamo entrare nel merito di questa vicenda, lasciamo che la magistratura faccia il suo corso. Ma non possiamo fare a meno, però, di soffermarci a osservare quegli occhioni pieni di vita di Mimmo, che avrebbero voluto vedere solo amore e invece si sono chiusi per l'eternità.
La sua storia non la racconta più nessuno, per smentire una volta per tutte quel falso mito secondo il quale le mafie non uccidono donne e bambini. Questo bambino che non aveva fatto del male a nessuno ma fu barbaramente assassinato come un boss. Tre anni per sempre.
 
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