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Romanzo russo a Venezia: un nuovo capitolo
di
Elisa Fontana
L’infinita telenovela della presenza russa alla Biennale di Venezia si arricchisce giorno per giorno di nuovi entusiasmanti capitoli.
Non avendo potuto piegare Buttafuoco ai diktat del governo che assolutamente non ha nessuna intenzione di vedere i russi a Venezia, siamo arrivati alla richiesta da parte del ministro Giuli di tutta la corrispondenza intercorsa fra la Biennale e i russi, cercando qualche cavillo che possa legittimarne l’espulsione dalla Biennale.
Il protrarsi della telenovela ha lasciato interdetti due dei maggiori intellettuali italiani di destra, Franco Cardini e Marcello Veneziani che non si tirano indietro nella querelle. Cardini sostiene che il pericolo della eventuale propaganda russa in Biennale è fatale che avvenga, ma del tutto ininfluente e ricorda la cinematografia americana dove in quello che hanno prodotto negli ultimi 80 anni si trova largamente la propaganda.
Cardini si spinge ad ipotizzare che Giuli abbia potuto infilarsi in questo scontro con Buttafuoco perché in realtà si sente molto insicuro per le critiche che gli vengono mosse per la sua inadeguatezza. “Giuli è un personaggio della cultura militante che non è convincente né dal punto di vista scientifico, né da altri punti di vista”. E ancora “Le sanzioni servono a colpire politica, economia, a dare un segnale al governo di un Paese. Che c’entrano la cultura, lo sport?”.
Marcello Veneziani, da parte sua, è incredulo. “L’Europa è ferma a una guerra fa. Abbiamo il cannone puntato sulla Russia quando il mondo alle nostre spalle e ai nostri fianchi sta per implodere”, e la lettera di 22 ministri della UE che promettono sanzioni economiche alla Biennale è una minaccia “inaccettabile e ritorsiva, significa non avere nessuna idea del ruolo e del destino dell’Unione”. E sottolinea come la guerra contro l’Iran sia “una scelta isolata e incomprensibile di Donald Trump”. Parole chiarissime che avranno provocato deliqui dalle parti di Palazzo Chigi, impegnato come non mai a barcamenarsi fra Scilla e Cariddi.
Insomma, le posizioni di due dei pochissimi intellettuali di destra “presentabili” sono non solo chiarissime, ma rendono lampante il perché entrambi siano tenuti ai margini della galassia dei laudatores di destra. Troppo indipendenti nel pensiero, lontani da quel concetto di fedeltà che qualunque uomo libero aborre e che è, invece, dote indispensabile per far parte del cerchio magico del governo.
Insomma, la falange di destra, di cui Giuli è la testa, è compatta e inamovibile. I russi non devono esserci perché sarebbe solo propaganda del regime, con artisti fiancheggiatori dal potere. Come se le altre volte nel padiglione russo fossero accorsi solo frotte di artisti dissidenti. L’ipocrisia ha tanti volti e tanti modi di palesarsi, ci meravigliamo fino ad un certo punto, ovviamente.
E però, a proposito di ipocrisia, c’è lo strano, stranissimo caso del viceministro Cirielli che ci fa inarcare ben più di un sopracciglio. Pare che il prode viceministro abbia incontrato in più di una occasione l’ambasciatore russo a Roma e la cosa, in tempo di sanzioni e irrigidimento ha destato scalpore. Ma Cirielli non ha fatto un plissé “certo che al ministero lo sapevano, loro (i russi) hanno chiesto un incontro, io ho informato e sono stato autorizzato all’incontro”.
E Tajani smorza la polemica a modo suo “e comunque, abbiamo ricevuto anche l’ambasciatore iraniano”. Zero a zero, palla al centro, dimenticandoci magari che quello stesso ambasciatore russo aveva definito con grande diplomazia Mattarella “russofobo” o ironicamente che agli italiani piace muoversi a 360 gradi.
Nonostante le richieste dell’opposizione non è dato sapere di cosa abbiano parlato Cirielli e Paramonov nei loro colloqui e qualche maligno potrebbe anche pensare all’esistenza di una diplomazia parallela. Poi vede la ferrea posizione del governo italiano sulla Biennale e scaccia velocemente il pensiero molesto. L’ultima adamantina puntata ci racconta del gran rifiuto di Giuli di presenziare all’inaugurazione del padiglione Italia della Biennale. Sarà un peccato, aveva già stivali e mantella nuovi da sfoggiare.
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