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17 marzo 2026
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Rita Dalla Chiesa contro i giudici: lezioni mancate da Forum
di Raffaele Florio

"Bisogna che alcuni giudici ricordino, un po’ piu’ spesso, che queste divise valgono piu’ dei delinquenti che lasciano liberi… Questi sono i Carabinieri della Stazione Talenti, a Roma. Avevano arrestato, con molta fatica e appostamenti durati giorno e notte, un pericoloso spacciatore con i suoi complici. I giudici li hanno rimessi in libertà. Un Carabiniere mi ha detto “Ma questa divisa non vale proprio niente?”....". Rita Dalla Chiesa

Anche per Rita Dalla Chiesa, nonostante anni di onorato servizio a Forum, il compito del giudice resta un mistero. E così, per un curioso cortocircuito, anche il giudice diventa colpevole.

Colpevole di cosa? Di fare il proprio mestiere. Di leggere le carte. Di applicare la legge invece di piegarsi all’applausometro. In un Paese normale sarebbe il minimo sindacale; in Italia diventa un atto sovversivo.

Il copione è sempre lo stesso: arresto, indignazione, richiesta di galera immediata e possibilmente eterna. Poi arriva un giudice — che non vive di suggestioni ma di codici — e scopre che i presupposti per tenere qualcuno dentro non ci sono.

Apriti cielo. Parte la litania: “li hanno rimessi in libertà”. Come se la libertà fosse una concessione arbitraria e non la regola, salvo eccezioni rigorosamente previste.

È il trionfo dell’equivoco elevato a sistema: si scambia il lavoro delle forze dell’ordine — fondamentale e meritorio — per una sentenza anticipata. Ma in uno Stato di diritto non funziona così. Le manette non sono una medaglia al valore, sono un atto che deve reggere davanti alla legge. E se non regge, cade. Non per cattiveria del giudice, ma per forza delle regole.

Il punto è che prendersela con la legge è scomodo. Bisognerebbe ammettere che quelle norme le scrive la politica, che spesso le modifica a colpi di slogan, che pretende sicurezza a parole e garantismo a giorni alterni. Molto più semplice trovare un capro espiatorio togato e scaricargli addosso ogni frustrazione.

Così nasce la favola tossica del giudice nemico delle divise. Una narrazione comoda, ma falsa. Perché il vero nemico della giustizia non è chi applica la legge, bensì chi la ignora — o peggio, la usa come bersaglio polemico quando non coincide con i propri umori.

Le divise meritano rispetto, certo. Ma anche la legge. E soprattutto merita rispetto l’intelligenza dei cittadini, che non può essere insultata con semplificazioni da talk show. Perché uno Stato che trasforma i giudici in colpevoli è uno Stato che ha già smesso di essere giusto.


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