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In piazza contro la guerra senza se e senza ma
di
Clara Statello
Per diversi anni, diciamo a partire dall' elezione di Obama, la sinistra si è pacificata con gli USA e ha cercato nemici altrove: Gheddafi, Bashar al Assad, Putin, Lukashenko, Xi Jinping, Kim Jong Un e persino Castro, Chavez e Maduro (da Capezzone a Vendola).
Questo atteggiamento di sostanziale complicità o collaborazionismo con il nemico è costato la sparizione alla sinistra radicale, il passaggio a destra delle classi produttive private di un'alternativa politica a cui aspirare, la destrizzazione del centro sinistra, nonché il sostegno da sinistra a tutte le guerre e destabilizzazione sostenute dagli USA e alle loro proxi (anche sfacciatamente naziste).
Allo stesso tempo, questo periodo è coinciso con l'espulsione dal parlamento di soggetti politici rappresentanti le istanze dei lavoratori, la sostituzione della tutela dei diritti sociali con le campagne woke e per gli asterischi (senza che per questo sia migliorata la posizione delle donne e delle minoranze nella società, anzi!), un deterioramento progressivo del livello del ceto politico, l'aumento della nostra subalternità agli USA, la militarizzazione della società e della scuola, la riduzione della libertà di espressione e politica, l'aumento del controllo sociale e su internet, lo sdoganamento progressivo della guerra.
Adesso che il diritto internazionale è saltato e si impone con veemenza la legge del più forte, gli USA calano la maschera e ritornano alla vecchia dottrina della guerra preventiva e delle bombe, ma senza regole di ingaggio perché stanno nella merda e Washington deve agire in fretta. La posta in gioco è l'egemonia globale.
Trump non è una novità, è soltanto l'imperialismo che cala la maschera perché non ne ha più bisogno, perché è arrivato il momento della forza che l'America ha preparato da quasi venti anni.
A contribuire a questo momento, tutti quelli che hanno buttato l'antiamericanismo nel cesso e continuano a cercare la loro stella polare politica nella sinistra statunitense, non comprendendo che tutto ciò che viene da quel Paese è putrido. Se così non fosse, la sinistra statunitense farebbe le barricate in ogni città. E se ci siamo ridotti così male è perché a qualcuno è venuto in mente di fare come la sinistra USA, di fare come la Ocasio-Cortes, di fare come la sinistra liberal europea, di fare come Tsipras, etc.
E quegli stessi che da vent'anni e forse più sbagliano si sono messi a diffamare chi ha mantenuto la schiena dritta, chi si è sistematicamente opposto a ogni intervento espansionistico e aggressivo degli Stati Uniti, spacciato per "rivoluzione".
Ci hanno chiamato rossobruni per distruggere l'antimperialismo, per depotenziarlo, per relegarlo ai margini della politica, ad un esercizio retorico, ad un tema per conferenze e dibattiti su YouTube.
Quindi se adesso vi chiedete perché non ci sono milioni di persone in piazza contro la guerra, la risposta è semplice: perché abbiamo avuto una sinistra collaborazionista dell' imperialismo, che ha gettato alle ortiche l'internazionalismo proletario e si è accodata alle battaglie di retroguardia, che non interessano a nessuno.
Men che mai alle vittime della macelleria sociale imposta dalla guerra.
È il momento di riprendere la nostra cassetta degli strumenti in mano, di licenziare gli zerbini dell'imperialismo e tornare nelle piazze contro la guerra, contro gli USA e Israele, con l'Iran, la Palestina, la Russia, la Cina, la Bielorussia, Cuba, il Venezuela, la Corea del Nord, senza se e senza ma.
E chi mette dei se e dei ma è già il nemico perché parla il suo stesso linguaggio.
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