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17 marzo 2026
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La domanda di Draghi
di Aranka Korosi

Quando Mario Draghi disse: “preferiamo la pace o il condizionatore acceso?” molti lo presero come una provocazione. Oggi quella frase sembra molto meno lontana dalla realtà.

Il prezzo di benzina e diesel sta aumentando di nuovo e questo significa una cosa molto semplice: aumenterà tutto. Trasporti, alimentari, produzione, bollette. Tutto.

Quando cresce il costo dell’energia, cresce il costo della vita.

Ma c’è un aspetto che spesso viene ignorato nei dibattiti politici e televisivi: ci sono milioni di famiglie che già oggi arrivano a fatica alla fine del mese.

Per chi ha uno stipendio normale, magari due figli e un mutuo, anche 10, 20 o 50 euro in più al mese possono fare la differenza. Non sono cifre piccole per chi deve contare ogni spesa.

Ed è proprio a loro che dovremmo pensare quando parliamo di inflazione, carburante, bollette e crisi energetica.

Perché se i prezzi continuano a salire, molte persone saranno costrette a fare scelte drammatiche: pagare la bolletta o fare la spesa?
Mettere benzina per andare a lavorare o comprare ciò che serve in casa?

Il rischio è molto concreto: nuovi poveri. Persone che lavorano, che si alzano la mattina, che fanno il loro dovere… e che comunque non riescono più a far quadrare i conti.

E qui entra il grande nodo geopolitico. L’Europa ha rinunciato al gas russo per colpire Putin e sostenere l’Ucraina. Una scelta politica comprensibile. Ma economicamente ha avuto un costo enorme.

Se la crisi energetica dovesse aggravarsi ancora, prima o poi qualcuno dovrà affrontare una domanda scomoda: possiamo continuare così oppure, per salvare le nostre economie, saremo costretti a tornare a comprare energia dalla Russia?

Non è una questione di simpatia per Putin. È una questione di sopravvivenza economica.

E lo dico con grande dispiacere per il popolo ucraino, che sta pagando il prezzo più alto di questa guerra. Ma se l’Europa entra in una crisi economica profonda, rischiamo di andare a fondo tutti insieme.

La verità è che questa è una situazione estremamente delicata.

E chi governa dovrebbe ricordarsi prima di tutto di quelle famiglie che ogni mese fanno i conti con il portafoglio e con la realtà.

Perché per molti cittadini la geopolitica non è una teoria: è la differenza tra arrivare o non arrivare alla fine del mese.


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