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16 marzo 2026
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Referendum: come sfruttare la paura
di Leandro Leggeri

Il ragionamento di Marco Rizzo è una piccola lezione di demagogia allo stato puro.

La moglie viene derubata in metropolitana a Milano. Episodio spiacevole, naturalmente. Ma la conclusione politica è: votate sì al referendum sulla giustizia.

Poi arriva la parte più sincera del discorso. Rizzo stesso scrive che “formalmente non c’entra nulla”.

Appunto. Non c’entra nulla.

Il borseggio in metropolitana non ha niente a che vedere con la separazione delle carriere dei magistrati.

Non cambierà le pene per i furti.

Non aumenterà la presenza delle forze dell’ordine.

Non renderà più rapide le indagini.

Non farà sparire la microcriminalità.

Il collegamento semplicemente non esiste.

Ma qui entra in scena la strategia comunicativa. Vecchia come il mondo.

Primo passo: prendere un fatto emotivo e immediato. Un furto, una paura quotidiana, qualcosa che chiunque può immaginare.

Secondo passo: trasformarlo in prova di un presunto disastro generale. Il sistema non funziona, i delinquenti sono protetti, la gente è indifesa.

Terzo passo: attaccare a quella paura una riforma che con il fatto iniziale non ha il minimo rapporto.

È il classico salto logico: dal portafoglio rubato all’assetto costituzionale della magistratura. Dal borseggio in metro alla separazione delle carriere.

Demagogia, appunto.

Io voterò NO perché questa riforma è una porcata.

Non riduce la microcriminalità. Non accorcia i processi. Non risolve la carenza di personale nei tribunali. Non affronta il problema delle carceri. Non migliora l’efficienza della giustizia.

Serve solo a indebolire l’indipendenza della magistratura e ad avvicinare il pubblico ministero all’orbita del potere politico.

In compenso viene venduta come risposta ai borseggi in metropolitana.

Quando si arriva a usare il furto di un portafoglio per giustificare una riforma dell’assetto della magistratura, non siamo più nel campo del dibattito politico serio.

Siamo nel territorio della demagogia più rozza.

E anche piuttosto imbarazzante.


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Dossier diritti

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