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16 marzo 2026
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A sinistra con svolta a destra
di Elisa Fontana

Ho letto solo oggi l’intervista rilasciata qualche giorno fa da Marco Minniti a Goffredo Buccini del Corriere. Intervista che ha suscitato molti commenti, ricordando anche che Minniti è stato ministro dell’interno del PD, autore dello scellerato accordo con la guardia costiera libica in funzione anti migranti e in barba a qualunque diritto umano dei migranti.

L’argomento dell’intervista al Corriere, come è ovvio, è il prossimo referendum sulla magistratura per il quale Minniti ha dichiarato che voterà convintamente per il sì, portando a sostegno della sua tesi alcune opinioni. Vediamole.

Intanto, sottolinea immediatamente che l’unico difetto di questa riforma, che chiama impropriamente della giustizia, è che sia arrivata tardi. Poi, rifacendosi al Contratto Sociale di Rousseau, sottolinea che ci sono tre parole chiave che indicano i diritti del cittadino: individuo, libertà e sicurezza.

E qui cominciano i voli pindarici. L’individuo ha diritto a piene garanzie, se dopo un lungo iter giudiziario viene riconosciuto innocente, questo fatto “è una ferita incancellabile per la democrazia”. E chi non potrebbe essere d’accordo? Ma come opera questa riforma della magistratura per evitare tali ferite incancellabili? Non è dato sapere, ci fermiamo all’enunciato, che suona tanto bene.

Passiamo alla libertà, “avere una giustizia capace di esprimere rapidamente un punto conclusivo diventa cruciale”. Ma la riforma non velocizza il sistema, ribatte timidamente l’intervistatore. Niente paura, “si tratta poi di applicarla… e tuttavia introduce un principio di dinamismo. In quel principio la parola velocità deve essere chiave”. Ecco Minniti futurista, sacerdote del mito della velocità. Per fare cosa? Per andare dove? Non è dato sapere, ma suona tanto bene.

E, infine la terza parola, sicurezza. Uno dei pilastri della sicurezza, dice l’Ineffabile, è la certezza della pena. “Anche questo non è garantito automaticamente dalla riforma. Ma è l’obiettivo”. Come? Con quali mezzi? Non è dato sapere, ma suona tanto bene.

E, infine, la perla suprema, quella per cui valeva la pena sorbirsi tutta questa aria fritta. “Chiedere un voto identitario è la cosa peggiore in un referendum. Le forze politiche hanno già avuto modo di esprimersi in Parlamento…”.

Qualcuno pensa forse che l’intervistatore gli abbia fatto notare non dico che stava dicendo una clamorosa bugia, ma che le cose non stanno proprio così? Che alle forze politiche in Parlamento, tutte, sia d’opposizione che di maggioranza, è stato vietato qualunque intervento, qualunque proposta di emendamento, qualunque timido cambiamento? Che per la prima volta nella storia repubblicana una proposta di cambiamento della Costituzione è uscita dal Parlamento esattamente come vi era entrata?

Non pensateci nemmeno, siamo andati avanti in questo libero girovagare per concetti pomposi e totalmente slegati fra loro in quella che avrebbe dovuto essere una intervista ma si è rivelata un esercizio trombonesco e un po’ narcisista di grandi concetti totalmente vuoti da qualunque applicazione o legame con il merito della discussione.

Propaganda, insomma, pura propaganda. Con il pezzo forte propagandistico finale: “Guardi che questo sistema (la separazione delle carriere) è diffuso in Europa. E noi potremo influenzare il corso mondiale soltanto se la riforma ci rende più europei”. Bum, verrebbe da dire, ci accontenteremmo di influenzare il cortile di casa e, en passant, di dire anche che in tutta Europa il PM è assoggettato alla politica, giusto per la precisione.

Un’ultima riflessione dopo questa overdose di nulla cosmico ed è rivolta a quel PD che lo incoronò ministro degli Interni, applaudendo il suo memorandum con la Libia. Un partito che ha dimenticato via via i fondamentali di una storia che mai avrebbe permesso di pagare degli aguzzini per fare il lavoro sporco delle destre.

Un partito che ora si trova con tanti dei suoi esponenti a condividere e difendere la resa dei conti che questa destra tenta nei confronti della magistratura. Un magnifico percorso.


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