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15 marzo 2026
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Il giudice indipendente
di Luca Bauccio *

Prendetevi 15 minuti. Calmi calmi. E leggete questo scritto di Piero Calamandrei, uno dei più grandi giuristi italiani (chiedo scusa a Di Pietro, Sallusti e Palamara se non li cito al pari di Calamandrei. Vedrò di recuperare).

Leggete cosa scrive Calamandrei a proposito dei pm e dei giudici, dell'avvocato dell'accusa (copyright Nordio), della separazione e della terzietà. Scienza del diritto e poesia pura.

*Intervento di Piero Calamandrei (Assemblea Costituente, 27 novembre 1947)*:

«[...] Si è parlato, in questi giorni, da vari oratori, del pericolo che la magistratura diventi un "quarto potere"; si è parlato del pericolo che la magistratura diventi una casta chiusa, uno Stato nello Stato, una specie di cittadella inespugnabile, sottratta ad ogni controllo della sovranità popolare.

Ebbene, onorevoli colleghi, io credo che queste preoccupazioni siano smentite dalla struttura stessa che noi abbiamo dato a questo progetto. Noi abbiamo voluto che la magistratura fosse indipendente, ma non abbiamo voluto che fosse separata dalla nazione. L'indipendenza che noi rivendichiamo per i magistrati non è un privilegio dei magistrati: è una garanzia dei cittadini.

Perché il cittadino sia libero, occorre che il giudice sia indipendente.

Ma v'è un punto su cui la discussione è stata più viva: quello del Pubblico Ministero. Si è detto da alcuni: "Sia pure l'indipendenza per il giudice che giudica; ma il Pubblico Ministero, che è il promotore della giustizia, che è l'organo che deve dare l'impulso al processo, deve essere in qualche modo collegato al Potere esecutivo".

Noi abbiamo risposto di no. Abbiamo risposto che anche il Pubblico Ministero deve essere un magistrato; che anche il Pubblico Ministero deve avere le stesse garanzie di indipendenza del giudice. Perché se voi lasciate il Pubblico Ministero sotto la dipendenza del Governo, voi venite a mettere la giustizia penale sotto la dipendenza della politica.

Se il Pubblico Ministero deve attendere un cenno del Ministro per sapere se deve o non deve iniziare un processo penale contro un uomo politico, se deve o non deve insistere nell'accusa, in quel momento la giustizia penale è finita, e la libertà del cittadino è perduta.

Il Pubblico Ministero, nell'ordinamento che noi abbiamo tracciato, non è l'avvocato dell'accusa: è un magistrato, il quale ha l'obbligo di cercare la verità, anche se la verità giova all'imputato. Egli appartiene all'ordine giudiziario; egli respira la stessa aria di imparzialità che respira il giudice. Questa è l'unità della magistratura che noi abbiamo voluto difendere: l'unità che deriva da una comune cultura, da un comune concorso, da una comune coscienza di magistrato che non deve servire nessun altro padrone se non la legge.»

(Atti dell'Assemblea Costituente, Discussioni, vol. IX, seduta di giovedì 27 novembre 1947, pp. 2480 e seguenti.)

* Avvocato


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