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NO al bavaglio ai magistrati
di
Rita Guma *
La destra ci aveva già provato anni fa a mettere il bavaglio ai magistrati e adesso che ha la maggioranza assoluta in parlamento ci riprova.
Che la norma sia strumentale a bloccare il dibattito in vista del referendum lo mostra il fatto che non si tratti di un ddl sul tema ma di un emendamento al decreto Pnrr in discussione in commissione Bilancio alla Camera.
Scopo è modificare il decreto legislativo che regola le sanzioni disciplinari ai magistrati in attuazione della riforma Castelli del 2005.
In primo luogo si propone di modificare l’articolo 1 della legge del 2006 anche sui “doveri del magistrato”, in particolare sulle esternazioni, che nella modifica effettuata allora riguardavano solo le dichiarazioni sulle questioni d'ufficio ora si estenderebbero “Anche fuori dall’esercizio delle proprie funzioni”.
Quello che si vuol colpire con sanzioni disciplinari sono le espressioni dl pensiero dei magistrati (art 21 Cost) in occasione di convegni, partecipazione a talk show e altre iniziative di approfondimento.
La scusa è che il magistrato “non deve tenere comportamenti, ancorché legittimi, che compromettano la credibilità personale, il prestigio e il decoro del magistrato o il prestigio dell’istituzione giudiziaria”.
Non è dato sapere come l'esercizio del diritto sancito dall'art 21 della Costituzione possa essere dannoso per la credibilità personale, il prestigio e il decoro del magistrato o il prestigio dell’istituzione giudiziaria, mentre è molto chiaro che il problema è proprio la credibilità di alcuni magistrati che esprimono pubblicamente posizioni scomode per il governo, vedi Gratteri.
Perché se un magistrato come lui, che gode della fiducia dei cittadini, critica le scelte del governo o del legislatore, non è la credibilità del magistrato stesso che viene compromessa, ma quella della maggioranza di governo che pasticcia con la legge e con la Costituzione.
L'Osservatorio sulla legalità e sui diritti, che a suo tempo assunse posizioni nette contro il bavaglio ai magistrati e in seguito contro il divieto ai magistrati di manifestare in piazza, anche questa volta si schiera contro questa modifica che viola l'art. 3 Cost., perché solo ai magistrati non si applicherebbe l'art 21 della Costituzione.
Inoltre ci auguriamo che anche l'avvocatura - solita schierarsi a favore dei diritti dei singoli - prenda posizione contro questo obbrobrio di parte.
* Presidente Osservatorio
 
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