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La collera degli imbecilli
di
Rinaldo Battaglia *
Scriveva 70 anni fa Leonardo Sciascia (il suo saggio pubblicato su «Officina» intitolato “La sesta giornata” è del 1956) che “ogni forma di fascismo si realizza attraverso la collera degli imbecilli”.
Vent’anni dopo estenderà il ragionamento (la prima pubblicazione di “La Sicilia come metafora” è datata 1979) - alla luce anche del periodo delle stragi neofasciste da Piazza Fontana in poi - usando parole ancora più precise e forse di minaccia: “il fascismo non è morto. Quando tra gli imbecilli ed i furbi si stabilisce una alleanza, state bene attenti che il fascismo è alle porte”.
Sciascia, di certo, non aveva la verità in tasca ma le sue profonde analisi lo porteranno a intravedere, in anticipo, il futuro di violenza e scontri, gli attentati e le stragi nei treni o stazioni, oltre all’impoverimento etico della politica degli anni successivi.
A dire il vero la fotografia, già brutta 30/40 anni fa in Italia è solo peggiorata, rasentando il ridicolo. E forse più che citare Leonardo Sciascia sarebbe ora più opportuno ricordare Roberto Vecchioni, che già nel 1982 sancì che “i delinquenti di oggi saranno i dirigenti di domani”. E, dopo 43 anni di certo, quel 'domani' è diventato il nostro 'oggi'.
Ma forse nessuno dei due intellettuali aveva, in quegli anni, bene capito chi fossero gli imbecilli del nostro tempo, del mio tempo. Quelli che, non capendo come l’alleanza coi furbi stia proseguendo molto bene, stanno aprendo le porte al fascismo. E – precisiamolo subito - gli imbecilli siamo noi, noi che per oltre la metà non esercitiamo nemmeno il diritto di voto, delegando ai furbi il nostro diritto ed il nostro domani.
Perché votare e quindi pensare costa fatica. Trent’anni di tivvù commerciale hanno inaridito la nostra anima e disintegrato la voglia di pensare.
Eppure, eppure quello era il sogno di chi era nato sotto il fascismo, come la milanese Francesca Laura Fabbri Wronowski (classe 1924) partigiana a 20 anni: “Non volevamo fare la Rivoluzione, il nostro sogno era cambiare la mentalità degli italiani ed aiutarli ad usare la democrazia. Per tanti italiani è sempre stato comodo avere un capo che risparmiasse loro la fatica del pensare".
Oggi sono passati 80 anni dalla Resistenza e spesso la Resistenza stessa viene denigrata, quasi offesa. Pensate che nella mia terra, a Bassano, cantare ‘Bella Ciao’ nell’anniversario dei 31 giovani, lì impiccati dai loro coetanei fascisti per ordine dei nazisti, da oggi persino fastidio.
Ma non dobbiamo meravigliarci, siamo imbecilli noi.
Ennio Flaiano, un altro intellettuale mai troppo studiato e sempre troppo poco apprezzato in Italia, ce lo aveva sottolineato: “Il fascismo conviene agli italiani perché è nella loro natura e racchiude le loro aspirazioni, esalta i loro odi, rassicura la loro inferiorità”.
In un mio libro di qualche anno fa (”L’inferno è vuoto’ Ed. AliRibelli - 2023) raccontavo di un film capolavoro, del 1984, in cui l'italianissimo Sergio Leone, con la sua incomparabile poesia e capacità di osservazione, metteva in bocca ad un suo attore una frase che già allora mi colpì, sebbene subito non l’avessi compreso appieno. Strada facendo, maturando, ci sono arrivato e ho capito il perchè, il motivo di quell'osservazione. E con esso il suo immenso valore critico.
Era il momento in cui l'autista diceva a Noodles in 'C'era una volta in America' che 'gli italiani ammirano i loro delinquenti, i mafiosi'.
Sembrava una battuta casuale, era invece un tocco di pennello su un'opera d'arte che – a malincuore – fotografava 'l'italiano medio' visto però dall'esterno, fuori dai confini di casa nostra, senza l'ovvia e naturale 'protezione' che ognuno fa del proprio nome e del proprio paese, senza ricorrere a ‘chiacchiere e distintivi’.
Era la fotografia di 40 anni fa, oggi siamo solo peggiorati, perché sono aumentati i furbi e parallelamente sono aumentati gli imbecilli.
Soprattutto gli ultimi, che nemmeno vanno a votare perché costa loro fatica. Poi si lamentano, diventano preda della collera su tutto e per tutto – basta vedere certi talk show televisivi – ma al momento di esercitare il loro potere… stanno a casa.
E' stato così soprattutto nelle ultime elezioni, sarà così il 22 e 23 marzo.
E se non è un comportamento suicida per la democrazia o se preferite da imbecilli, ditemi voi la parola più esatta nel vocabolario.
13 marzo 2026
* Coordinatore Commissione Storia e Memoria dell'Osservatorio
 
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