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Violenza ostetrica: vittime mamma e neonato
di
Rita Newton
Una questione di cui non si parla abbastanza è quella della violenza ostetrica.
Donne a cui per mesi il corso preparto illustra dolci possibilità di partorire nell'acqua o in posizioni scelte a piacere e invece vengono costrette in posture scomode e schiacciate sul ventre per far uscire il bambino, schiacciato anche lui!
Donne cui si velocizza l'ossitocina per abbreviare la durata del travaglio per motivi organizzativi, comportando che non ci sia il tempo di respirare fra una contrazione e l'altra...
Donne che vengono fatte attendere perché manca il ginecologo (o che vogliono attendere, grande imprudenza!) e poi il bambino subisce danni.
Tagli non necessari e non richiesti... scelte che portano danni per tutta la vita (non solo psicologici).
O, se si grida di dolore, si viene sbeffeggiate e trattate come bambine piagnucolose, mancanti di coraggio.
Un momento di poesia trasformato in incubo anche quando non ci sono complicazioni in vista.
E molte partorienti pensano che sia normale e che siano loro quelle sbagliate...
Purtroppo spesso a perpetrare tali comportamenti lesivi in un momento di grande vulnerabilità sono altre donne.
Si parla tanto di cesarei non necessari. Parliamo anche di questi altri comportamenti, per un vero rispetto della donna, che non è solo un mezzo di trasporto per venire al mondo...
Qualcuno coraggioso lo fa, ma i più non ne sanno niente o si finisce sommersi dalle proteste del personale che riporta il proprio impegno in sala parto.
Un impegno che è però ciò che ci si aspetta da professionisti e che non bilancia certo la violenza ostetrica, che non dovrebbe proprio esistere.
 
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