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Iran punta a scacciare gli Stati Uniti dal Medio Oriente
di
Giacomo Gabellini
Alle roboanti minacce pubblicate dal presidente Trump tramite i soliti post sul suo profilo Truth e all’avvertimento del segretario alla Guerra Hegseth secondo cui gli Stati Uniti avrebbero lanciato la più intensa ondata di bombardamenti sull’Iran, ha fatto seguito attacchi molto intensi su Israele e il possibile posizionamento di mine antinave nello Stretto di Hormuz.
La risolutezza iraniana, sostiene un’inchiesta condotta dal «Wall Street Journal», avrebbe spinto i principali consiglieri della Casa Bianca a esercitare pressioni sul presidente per indurlo a elaborare una exit strategy degli Stati Uniti dalla guerra, da implementare previa proclamazione che gli obiettivi sono stati in gran parte raggiunti.
Parallelamente, il senatore repubblicano Lindsey Graham ha minacciato l’Arabia Saudita e le altre monarchie sunnite del Golfo Persico di “serie conseguenze” in caso di loro mancata partecipazione alle campagne di bombardamento dell’Iran portate avanti da Stati Uniti e Israele.
Secondo David del «Washington Post», «alcuni alti funzionari in Israele stanno iniziando a esprimere preoccupazione per l’escalation di attacchi senza fine contro l’Iran, suggerendo possibili vie d’uscita che potrebbero fermare la guerra prima che danneggi ulteriormente la regione e l’economia globale».
Eppure, l’amministrazione Trump era stata edotta circa i notevoli rischi che presentava un intervento militare contro l’Iran. Ne ha parlato il «Washington Post», sollevando il velo sul contenuto di un rapporto classificato redatto dal National Intelligence Council e consegnato al presidente Trump una settimana prima che Stati Uniti e Israele scatenassero l’attacco congiunto contro l’Iran.
Secondo le fonti raggiunte dal quotidiano, il documento tratteggiava due scenari che si sarebbero potuti concretizzare in seguito a una campagna militare mirata contro gli esponenti verticistici dell’apparato istituzionale iraniano. In entrambi gli sviluppi ipotizzati dagli specialisti in forza al National Intelligence Council, «l’establishment clericale e militare iraniano avrebbe risposto all’assassinio della Guida Suprema Ali Khamenei applicando una serie di protocolli volti a preservare la continuità del potere. La prospettiva che la frammentata opposizione iraniana assuma il controllo del Paese è qualificata all’interno del documento come “improbabile”».
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