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Dalla parte della polizia
di
Francesco P. Esposito *
Violenze e presunte torture su giovani detenuti: indagati dieci agenti del carcere minorile romano di Casal del Marmo. "Mi ha fatto togliere gli slip"
I cittadini non hanno il dovere di inginocchiarsi davanti alle polizie.
Hanno il dovere di controllarle. Di criticarle. Di rompergli il fiato sul collo quando serve. Anche con durezza.
Soprattutto quando dentro attecchisce la canteen culture: quella subcultura di corpo che trasforma lo spirito di servizio in riflesso tribale, omertà interna, difesa automatica dei propri, allergia al dissenso.
Chi critica seriamente questi meccanismi, spesso, è molto più vicino alle Forze dell’Ordine di chi si limita al solito slogan da sagrestia securitaria: sempre dalla parte delle Forze dell’Ordine.
Una frase comoda, pigra, quasi sempre inutile. Non educa. Non vigila. Non protegge nessuno. Serve solo a sentirsi puliti senza fare la fatica della responsabilità civile.
Il punto non è essere contro la polizia. Il punto è rifiutare l’infantilismo politico e morale di chi delega tutto, applaude a prescindere e poi torna a casa a fare il mediocre egoista.
Quello che confonde il tifo con la cittadinanza. Il servilismo con il senso dello Stato. Il silenzio con il rispetto.
Se vuoi davvero stare dalla parte delle Forze dell’Ordine, allora pretendi trasparenza, cultura democratica, autocorrezione, anticorpi contro gli abusi, contro il corporativismo, contro la vigliaccheria di reparto.
Il resto è teatro per gente che ama le divise più della giustizia.
* Criminologo forense, componente del Comitato tecnico-giuridico dell'Osservatorio
 
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