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13 marzo 2026
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Iran attacca Tel Aviv con lungimiranza
di Leandro Leggeri

In queste ore circolano moltissimi video che mostrerebbero distruzioni a Tel Aviv o in altre parti di Israele. Molti di questi filmati sono di dubbia autenticità o provengono da contesti diversi. Il punto però è un altro e spesso sfugge all’analisi.

Quello che Iran e, in misura minore, Hezbollah stanno facendo in questa fase non è cercare di distruggere il territorio israeliano. La logica è diversa. L’obiettivo è lanciare un numero elevato di vettori relativamente economici che riescano semplicemente a entrare nello spazio aereo israeliano, costringendo il difensore a utilizzare intercettori molto più costosi, saturando radar e sistemi di comando e creando successivamente finestre operative in cui possono passare vettori più avanzati.

In ambito militare questa dottrina è ben nota e viene definita overwhelm air defenses, cioè saturare le difese aeree. È la stessa logica che si è vista nella guerra tra Russia e Ucraina, negli attacchi degli Houthi nel Mar Rosso e nelle operazioni di Hamas e Hezbollah contro Israele.

Negli ultimi quindici anni l’Iran ha sviluppato proprio una dottrina di questo tipo, spesso definita missile swarm warfare. Finora sono stati utilizzati soprattutto droni Shahed, razzi a medio raggio e missili relativamente vecchi. Ma l’Iran possiede anche sistemi molto più avanzati come il Sejjil, il Khorramshahr e soprattutto il missile ipersonico Fattah.

Nel suo discorso, la nuova Guida Suprema Mojtaba Khamenei ha dichiarato: “Noi otterremo un risarcimento dal nemico… e se esso si rifiuterà, prenderemo dai suoi beni… e se anche questo non sarà possibile, distruggeremo dei suoi beni la medesima misura.”

Il linguaggio richiama un principio molto radicato nella tradizione giuridica islamica, il qisas, cioè la reciprocità. Se subisci un danno hai diritto a una compensazione equivalente. Trasposto in termini geopolitici significa che il nemico dovrà pagare un costo pari ai danni inflitti all’Iran.

È quasi impossibile che Stati Uniti o Israele accettino di pagare riparazioni. Questo significa che sarà l’Iran a “prendere i beni del nemico”.

Cosa può voler dire concretamente? Molto probabilmente attacchi contro infrastrutture economiche strategiche come porti, infrastrutture energetiche e impianti industriali. È la forma più diretta di “compensazione”.

Il porto di Haifa è esattamente il tipo di obiettivo che rientra in questa logica. Non è solo un porto commerciale ma uno dei principali nodi logistici di Israele. Da Haifa passa una parte molto significativa delle importazioni e delle esportazioni del paese e l’area ospita raffinerie di petrolio, infrastrutture petrolchimiche e terminal energetici.

Se il sistema antimissile israeliano dovesse arrivare al limite della saturazione, la domanda diventa inevitabile: chi impedirà all’Iran di utilizzare missili più avanzati, più precisi e molto più difficili da intercettare, come il Fattah, per colpire infrastrutture strategiche e ottenere la propria “compensazione”?

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