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Tump pressato da ogni parte
di
Ahmad M. Shakakini
Trump si trova in una situazione delicata da cui è difficile uscire. Non si tratta di un'approvazione della retorica trionfalistica. Si tratta della superpotenza USA che collabora con una superpotenza regionale Israele (che la supera in brutalità) nella guerra contro l'Iran.
Trump è ossessionato della superiorità assoluta delle armi prodotte negli USA, dell'esercito USA e delle capacità della CIA e delle sue forze speciali di compiere miracoli.
E' estasiato dalla sua vittoria in Venezuela: ha rapito il presidente Maduro dalla sua residenza e l'intero regime è ora sotto il suo controllo.
Trump pensava che il regime iraniano sarebbe crollato subito dopo la morte di Khamenei, soprattutto perché nella sua amministrazione non ci sono esperti di Iran, a meno che non si considerino Kushner e Woitkoff esperti di affari mediorientali.
Il regime iraniano è complesso, una rete di interessi, amministrazioni e istituzioni profondamente radicata nella società, indipendentemente dalle dimensioni dell'opposizione, che si ritira non appena l'Iran viene attaccato a causa della forza del patriottismo persiano. L'Iran si è rivelato pane duro per i denti di Trump.
Teheran ha deliberatamente trascinato nel conflitto gli stati del Golfo (che ospitano basi militari e di intelligence USA il cui obiettivo primario è l'Iran) creando un fronte di pressione contro l'amministrazione Trump.
I regimi del Golfo non possono sostenere la guerra a tempo indeterminato. Come il resto del mondo, le loro economie sono state scosse fino al midollo. Fanno affidamento sulle esportazioni di petrolio e su un'economia basata sui servizi.
Trump vuole e ha bisogno della vittoria, ma non la definisce. Vittoria significa forse un cambio di regime, come hanno suggerito alcuni funzionari americani in via ufficiosa? O significa cambiare il capo dello Stato, e Trump vuole avere il potere di scegliere il leader?
Oppure la vittoria risiede nella distruzione delle capacità industriali nucleari? Israele è chiaro nel non volere altro che il rovesciamento del regime e forse l'insediamento del figlio dello Scià.
Trump è sotto enorme pressione: un crollo del mercato azionario; prezzi elevati del petrolio: niente irrita di più l'elettore USA dei prezzi elevati della benzina, tanto che a volte i prezzi della benzina decidono le elezioni presidenziali (vedi la sconfitta di Carter); opposizione alla guerra all'interno del Maga mentre circa il 70% percento della popolazione USA si oppone alla guerra; la popolarità di Trump sta crollando nell'anno delle elezioni cruciali di mezzo termine che decideranno sugli enormi poteri di Trump.
Trump potrebbe dichiarare vittoria e fermarsi lì, ma Israele glielo permetterebbe? Vedremo ancora una volta chi comanda fra impero USA e Israele. A mio avviso comanda Trump - quello che dirige i governi di mezzo mondo compresi i governi europei - e Israele è solo una colonia e una base militare dell'impero USA in Palestina e in Medioriente.
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