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Stati del golfo con poche difese, costretti a selezionare obbiettivi
di
Leandro Leggeri
Gli Stati del Golfo stanno rapidamente esaurendo le scorte di missili intercettori utilizzati per difendersi dagli attacchi iraniani. Secondo un’inchiesta pubblicata da Middle East Eye e rilanciata da CBS, diversi partner regionali degli Stati Uniti sarebbero ormai costretti a selezionare quali missili o droni tentare di intercettare, a causa della drastica riduzione delle munizioni disponibili.
Il problema nasce dall’intensità senza precedenti degli attacchi missilistici e con droni lanciati dall’Iran contro obiettivi legati agli Stati Uniti e ai loro alleati nella regione. Dall’inizio della guerra, gli Emirati Arabi Uniti dichiarano di aver abbattuto 241 missili balistici e 1.385 droni, mentre il Bahrein afferma di aver intercettato almeno 106 missili e 177 droni.
Secondo funzionari statunitensi citati nel report, il ritmo delle intercettazioni ha superato di gran lunga la capacità produttiva occidentale. Un ex funzionario USA ha dichiarato che “in pochi giorni sono stati sparati intercettori equivalenti a diversi anni di produzione”.
I sistemi utilizzati includono soprattutto batterie Patriot e sistemi THAAD. Tuttavia la produzione americana è limitata: gli Stati Uniti fabbricano circa 600 intercettori Patriot PAC-3 all’anno, una quantità insufficiente per sostenere una guerra di questa intensità.
Sui social media stanno inoltre circolando immagini di detriti che suggerirebbero l’uso di intercettori PAC-2, un modello più vecchio e meno efficace contro i missili balistici. Fonti attuali ed ex funzionari statunitensi hanno confermato a Middle East Eye che questi sistemi più datati sarebbero effettivamente stati impiegati nella regione.
La pressione sulla difesa aerea statunitense ha ormai effetti globali. Washington ha iniziato a ridistribuire sistemi antimissile da altri teatri strategici, inclusa l’Asia orientale. Il presidente sudcoreano Lee Jae Myung ha confermato che gli Stati Uniti intendono ritirare alcune batterie di difesa dal paese, nonostante le proteste di Seul.
Parallelamente emergono segnali di crescente vulnerabilità anche nella rete difensiva della NATO. Secondo altre rivelazioni, missili iraniani avrebbero sorvolato lo spazio aereo turco durante test diretti contro il radar NATO di Malatya, un nodo chiave del sistema di allerta precoce dell’Alleanza.
Nel complesso, la situazione evidenzia un problema strutturale: la guerra missilistica moderna consuma rapidamente sistemi difensivi estremamente costosi e prodotti in quantità limitate, mettendo sotto pressione anche le potenze militari più avanzate.
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