Osservatorio sulla legalita' e sui diritti
Osservatorio sulla legalita' onlusscopi, attivita', referenti, i comitati, il presidenteinvia domande, interventi, suggerimentihome osservatorio onlusnews settimanale gratuitaprima pagina
08 marzo 2026
tutti gli speciali

Libano: famiglie in fuga disperata dagli attacchi israeliani
trad. di Antonella Salamone

Per migliaia di famiglie in fuga dai nuovi bombardamenti israeliani, il viaggio stesso si è trasformato in una catastrofe: ore di ingorghi, carburante in esaurimento e nessun posto dove andare, con un numero di sfollati che ha superato le 100.000 unità.

La portavoce dell'UNHCR in Libano, Dalal Harb, ha affermato che l'agenzia si è mobilitata fin dalle prime ore dell'escalation, inviando squadre per distribuire materassi, coperte e beni di prima necessità alle famiglie che avevano lasciato le loro case con poco e avevano trascorso lunghe ore in viaggio.

Hussein Noureddine, 79 anni, del villaggio meridionale di Safad al-Battikh, è partito nel cuore della notte con la moglie e la figlia dopo un improvviso avviso di evacuazione.

Si è appoggiato a un bastone ed è stato aiutato dai vicini a raggiungere l'auto. Sua moglie, diabetica, ha preparato le medicine e del cibo per il pasto del Ramadan prima dell'alba, convinta che sarebbero arrivati in salvo presto.

Non avrebbero raggiunto la loro destinazione sul Monte Libano, normalmente a 45 minuti di distanza, prima di 22 ore. Sua figlia Zeinab racconta che quelle ore sono state "le più dure della loro vita". Le strade del villaggio erano già piene di residenti quando sono partiti: una fuga in massa senza una destinazione immediata.

Rimasta bloccata in auto per dieci ore senza una vera e propria sosta, l'anziana madre ha perso il controllo della vescica e si è sporcata i vestiti. Suo padre, incapace di muoversi, non ha potuto fare altro che piangere.

"Non ci sono parole per descrivere quello che abbiamo passato su quella strada", racconta Zeinab al The New Arab, con la voce rotta dai rumori dei bombardamenti nella periferia sud di Beirut che echeggiavano in sottofondo.

È stato un giovane in un'auto lì vicino a rompere l'impasse, offrendo acqua e prendendo il volante per un tratto in modo che Zeinab potesse pulire l'auto e cambiare i vestiti della madre sul ciglio della strada.

La trentaseienne racconta che quel momento è scolpito nella sua memoria come uno dei più strazianti della sua vita. La famiglia alla fine raggiunse la cittadina montana di Aley, dove si rifugiò nell'appartamento di un amico, non potendo permettersi gli affitti che stavano già salendo vertiginosamente in tutto il paese.

Il calvario di Hajj Mahmoud Diab, 70 anni, del villaggio di Aytaroun, è stato per certi versi ancora più duro. Sfollato durante la guerra precedente, viveva vicino alle macerie della sua casa distrutta, affittandone una nella speranza di rimanere vicino ai suoi ricordi. Ora stava di nuovo partendo.

Questa volta, viaggiava con cinque familiari: la moglie, tre figlie, due delle quali sposate e accompagnate dai rispettivi mariti, e il figlio trentaduenne, che lo seguiva in una seconda auto con la sua famiglia. Quindici persone su due veicoli: sette in uno, otto nell'altro. "Non andavamo da nessuna parte", racconta sua figlia, la trentacinquenne Fatima.

Il figlio di cinque anni di Fatima tremava di paura ogni volta che si sentiva un'esplosione, o la tensione all'interno dell'auto si trasformava in voci alte.

Durante il viaggio, gli uomini telefonarono in giro per trovare un appartamento in affitto. I prezzi che incontrarono erano sbalorditivi: un proprietario chiedeva 5.000 dollari con tre mesi di anticipo; un altro offriva un appartamento di cento metri quadrati per 700 dollari al mese, sempre con tre o quattro mesi di anticipo; un terzo offriva un appartamento non finito – senza finestre né porte – per 600 dollari al mese.

La famiglia alla fine raggiunse Sidone, dove trascorse la notte in auto fino all'alba. Alcuni dormirono per terra accanto ai veicoli. Altri non chiusero occhio.

"Quella notte fu più dura di qualsiasi altra cosa avessimo vissuto durante l'ultima guerra", racconta Fatima. Dopo un altro giorno di ricerche, sono stati indirizzati verso un rifugio a Beirut, dove rimangono, in attesa, incerti, dipendenti dagli aiuti che potrebbero arrivare o meno.

Nel quartiere di Shiyah, nella periferia sud di Beirut, una donna di 80 anni ha rifiutato ogni richiesta di evacuazione. È rimasta sola nel suo appartamento mentre i suoi vicini fuggivano. Quando i vicini le hanno chiesto il perché, la sua risposta è stata semplice: "Ho 80 anni. È meglio morire a casa mia".

Aveva vissuto lo sfollamento dell'ultima guerra, un anno e mezzo prima. Non aveva intenzione di riviverlo. Una donna sulla cinquantina, palestinese, nata da madre libanese, è fuggita giovedì sera dal quartiere di Sabra con le sue tre figlie, la più grande di circa 15 anni, la più piccola di circa sei. Suo marito è morto anni fa e lei si è assunta la responsabilità di mantenere la famiglia pulendo le case per lavoro.

Non avendo un posto dove andare, ha camminato a piedi da Sabra fino allo stadio Sports City e ha trascorso la notte dormendo sotto un ponte pedonale.

Aveva lasciato l'appartamento che aveva affittato a Sabra, temendo che potesse essere preso di mira, sia per la sua vicinanza a figure di spicco palestinesi, sia perché l'edificio stesso era troppo fragile per sopravvivere a un attacco nelle vicinanze. "Abbiamo lasciato il campo", racconta a The New Arab. "Temiamo che l'edificio crolli."

Sul lungomare di Beirut e sulle scale di qualsiasi edificio le accogliesse, migliaia di famiglie stanno facendo lo stesso calcolo, soppesando il pericolo di restare con l'incertezza di andarsene, confrontando un'opzione insopportabile con l'altra.

Avevano già vissuto questa esperienza. Avevano ricostruito, o ci avevano provato. E ora erano di nuovo in viaggio, diretti, come disse una famiglia, verso il nulla.

VAI A TUTTE LE NOTIZIE SU GAZA


per approfondire...

Dossier diritti

_____
NB: I CONTENUTI DEL SITO POSSONO ESSERE PRELEVATI
CITANDO L'AUTORE E LINKANDO
www.osservatoriosullalegalita.org

°
avviso legale