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Coltivare la memoria
di
Rinaldo Battaglia *
La sera del 7 marzo 1944 venne a tradimento catturato un uomo.
Si chiamava Diego Biagini ed era un antifascista. Aveva partecipato con convinzione allo sciopero generale dei primi di marzo del 1944 che aveva interessato Prato e varie città italiane. A causa del successo di tale sciopero seguirono molti arresti non solo a Prato, ma in tutta l'Italia fascista di Salò.
Diego era impiegato come caporeparto della tessitura nella fabbrica di Ettore Lucchesi e risultava un vero esperto di questo tipo di lavorazione.
I familiari, sfollati a Calenzano (nel fiorentino), non vedendo tornare a casa il proprio congiunto vennero in città ma non ebbero notizia alcuna sulla sua sorte.
Poi seppero soltanto “che era partito un treno pieno di uomini”.
Nello stesso giorno in cui la moglie e i 4 figli persero il loro caro videro anche la distruzione della propria casa a seguito di un violento bombardamento alleato.
Pochi mesi dopo i nazisti, a nome del comandante della “Polizia di sicurezza” della sede di Firenze, inviarono una lettera nelle due lingue, datata 13 giugno 1944, alla moglie Natalina Biagini:
“Sono assai spiacente doverVi comunicare, che il Vostro marito, Diego Biagini, nato il nato il 19 marzo 1894 a Prato, è morto sul suo posto di lavoro l’8 aprile 1944 a causa di una incursione nemica. Questa lettera vale come certificato di morte presso le autorità italiane”.
Diego Biagini (matricola n. 56962) era morto sì in quella data al Sanitätslager di Mauthausen dopo nemmeno un mese dall’arrivo ma è da escludere - dicono gli storici - che fu per “un’incursione nemica”. Più probabilmente per le terribili condizioni di violenza quotidiana del lager. Diego Biagini fu il primo del gruppo partito da Prato a morire nel campo e la sua famiglia è stata l’unica a ricevere una comunicazione ufficiale.
Il figlio Giancarlo Biagini, che al tempo dell’arresto del padre aveva tredici anni, è stato fino a pochi anni fa il presidente della sezione di Prato dell'Associazione nazionale ex deportati nei campi nazisti (ANED) e sta tuttora dedicando la sua vita affinché di quegli eroi rimanga memoria.
Perché coltivare la Memoria - sono parole di Liliana Segre - “è ancora oggi un vaccino prezioso contro l'indifferenza e ci aiuta, in un mondo così pieno di ingiustizie e di sofferenze, a ricordare che ciascuno di noi ha una coscienza e la può usare.”
7 marzo 2026 - 82 anni dopo - Liberamente tratto dal mio ‘Il tempo che torna indietro – Prima Parte” - Amazon – 2024
* Coordinatore Commissione Storia e Memoria dell'Osservatorio
 
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