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Iran diverso dal Giappone del dopoguerra
di
Giovanni Franza
Trump è il primo presidente dalla fine della seconda guerra mondiale che porta gli USA in guerra (guardandosi bene dal definirla tale) senza il supporto popolare. Questo varia, a seconda dei sondaggi, dal 27% al 41%.
Dato che le guerra tendono a diventare meno popolari man mano che si protraggono, l'iniziale risposta negativa rappresenta un problema importante.
Anche perché non si capisce l'obiettivo dell'operazione militare. L'ultima definizione è la resa incondizionata del regime iraniano, in termini che non vedevamo dalla resa della Germania nazista o del Giappone imperiale, 80 anni fa.
Ma ricordiamo che alla resa del Giappone sono dovuti seguire 7 anni di occupazione militare da parte americana, una costituzione riscritta, la costruzione di istituzioni civili del tutto nuove, lo smantellamento dell'esercito nipponico.
Questo passaggio, già non facile in un Paese omogeneo come il Giappone, sarebbe enormemente più complicato in Iran dove una maggioranza sciita convive con circa un 10% sunnita e dove la maggioranza persiana convive con curdi, turkmeni, baluci, arabi ecc...
Più che una somiglianza con il Giappone, la si vedrebbe con l'Iraq. Un Paese in cui l'occupazione militare statunitense è stata fortemente attaccata dallo stesso Trump.
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