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Viva le donne!
di
Elisa Fontana *
Siccome l’8 marzo si sta avvicinando e che non si dica che la nostra presidenterrima, fra una fuga dal Parlamento e un silenzio eloquente per le malefatte degli amici del cuore Donaldo&Bibi, sia insensibile alla questione delle pari opportunità per le donne, ecco immediata la convocazione della ministra Roccella a palazzo Chigi.
Il discorso della presidenterrima è stato breve, conciso, ma pregnante: cara Eugenia, nell’80esimo anniversario del voto alle donne, nell’approssimarsi di quella scocciatura dell’8 marzo, possiamo noi rimanere inerti e non dare un segnale di vicinanza e solidarietà alle donne italiane? Giammai (veramente pare abbia detto manco pe’ gnente, ma sono cavilli).
Dobbiamo studiare qualcosa che finalmente tappi la bocca all’opposizione che mi rimprovera il fatto che, pur essendo donna, mi importa pochissimo delle donne e dei loro problemi. E così riunito questo scintillante brainstorming, questa tempesta di idee, questo temporale di iniziative le due donne, soddisfatte ancorché stanche per lo sforzo mentale sostenuto, hanno depositato in Parlamento un Decreto Legislativo che porta come prime firmatarie Meloni-Roccella, acciocché possa rimanere scolpita nei secoli la maternità di questo provvedimento.
Il Decreto prevede l’istituzione di un Organismo nazionale di parità con sede a Roma e la contestuale cancellazione su tutto il territorio nazionale delle consigliere di parità sul lavoro, sia a livello regionale che provinciale. Un colpo da maestre, Giorgina ed Eugenia!
Le figure delle consigliere sulla parità sul lavoro sono fondamentali e si sono dimostrate essenziali per gestire sul territorio le eventuali problematiche di genere, affrontandole attraverso la mediazione fra aziende e lavoratori. E non parliamo di sesso degli angeli, ma di persone competenti a cui rivolgersi per avere solidarietà attiva e aiuto davanti a un qualche problema lavorativo legato alla discriminazione di genere.
Una persona in carne e ossa che ascolta il problema con la riservatezza e la delicatezza richieste e poi agisce a tutela del lavoratore. Solo nel 2025, ad esempio, la consigliera di parità della provincia di Treviso ha affrontato 60 casi, 53 donne e 7 uomini. Bene, solo due di questi casi sono finiti davanti al tribunale del lavoro, tutti li altri sono stati risolti dall’intervento di mediazione della Consigliera, portando ad una conciliazione fra lavoratrici e aziende.
Ecco, se passerà il decreto melonian-roccelliano, dal 2027 chi avrà problemi di discriminazione sul lavoro potrà rivolgersi con una splendida pec ad un indirizzo ministeriale di Roma e attendere fiducioso. Nella pec dovrà scrivere tutto quello che adesso viene raccolto in prima persona dalla Consigliera, in una costruzione di fiducia e riservatezza. Non sarà certamente lo stesso dover entrare in particolari all’interno di una fredda pec, ovviamente, senza sapere con chi stai parlando.
Ora, io non vorrei nemmeno toccare il tasto di una politica femminista, ancora più doverosa a mio parere per una donna che dice di aver infranto il tetto di cristallo, so benissimo che l’argomento fa venire l’orticaria a Giorgina che ama sopra ogni cosa i modelli maschili, ma senza dover arrivare a cotanto sacrificio, ci sarebbe semplicemente il rispetto e l’attuazione dell’art.37 della nostra Costituzione che tutela le donne lavoratrici in quanto tali e in quanto anche madri lavoratrici, nel rapporto con i figli.
Ma, certo, mi rendo conto che anche solo la parola Costituzione possa scatenare pesanti reazioni avverse e anche quest’ultimo tentativo di smantellamento dei diritti delle donne ci rende chiaro e lineare che non di tetto di cristallo si trattava, ma di modestissimo tetto di cartapesta. E spero che anche questo deleterio Decreto legislativo faccia la fine che merita, nell’inconsistenza che merita, come un tetto di cartapesta.
In quanto poi al rispetto che la nostra presidenterrima ha per le donne basterebbe solo vedere il post che FDI ha pubblicato con la sua faccia e la dicitura vergognosamente falsa “I giudici bloccano i rimpatri degli stupratori. Dove sono le femministe?”. Post poi coraggiosamente cancellato come da copione ormai consolidato.
Ci mancava solo questa al repertorio: usare la violenza sulle donne per bassi calcoli di bottega, permettendo anche l’uso della propria faccia per sottolineare il tutto.
Eccola qui, la sfondatrice del tetto di cristallo in tutto il suo splendore, ma forse il tetto non era nemmeno di cartapesta.
* Coordinatrice Commissione Politica e Questione morale dell'Osservatorio
 
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