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Carceri israeliane: violenza a porte chiuse
di
Emma Buonvino
Il sistema carcerario israeliano contro i palestinesi: prigioni segrete, torture, bambini detenuti e detenzione senza processo
Quando si parla dell’occupazione israeliana si citano spesso i bombardamenti, i checkpoint, i muri e le incursioni militari.
Molto meno si parla di ciò che accade dietro le porte chiuse delle carceri e dei centri di interrogatorio.
Eppure esiste da decenni un sistema di detenzione che colpisce la popolazione palestinese su larga scala: prigioni segrete, campi militari, detenzione senza processo, interrogatori coercitivi e arresti di minori.
Le prigioni invisibili
Uno dei casi più emblematici è Facility 1391, una prigione militare clandestina la cui esistenza è emersa all’inizio degli anni 2000.
Per anni questa struttura non compariva su alcuna mappa ufficiale.
I detenuti venivano trasferiti bendati e tenuti in isolamento totale, senza sapere dove si trovassero e senza contatti con l’esterno.
Organizzazioni per i diritti umani come B'Tselem e Amnesty International hanno denunciato l’uso di isolamento prolungato e interrogatori coercitivi in queste strutture.
Campi di detenzione militari
Dopo il 2023 sono emerse nuove testimonianze su centri di detenzione militari utilizzati per i palestinesi arrestati durante le operazioni a Gaza, tra cui il campo Sde Teiman nel deserto del Negev.
Secondo indagini di Human Rights Watch e di altre ONG, diversi detenuti hanno descritto condizioni estremamente dure:
detenzione prolungata bendati e ammanettati,
isolamento in recinti o strutture improvvisatem
accesso limitato a cibo, acqua e cure mediche,
interrogatori coercitivi.
Alcune testimonianze indicano che detenuti sono rimasti non registrati ufficialmente per giorni o settimane, una pratica che rientra nella definizione internazionale di sparizione forzata.
La detenzione amministrativa
Una delle pratiche più controverse è la detenzione amministrativa, che permette alle autorità israeliane di incarcerare una persona senza accuse formali né processo, sulla base di prove segrete.
Il detenuto e il suo avvocato non possono vedere le prove utilizzate contro di lui.
Organismi delle Nazioni Unite, tra cui il United Nations Human Rights Council, criticano da anni questo sistema.
Torture e interrogatori coercitivi
Rapporti del Public Committee Against Torture in Israel e di altre organizzazioni hanno raccolto numerose testimonianze su pratiche utilizzate durante gli interrogatori, tra cui:
privazione del sonno,
posizioni di stress prolungate,
isolamento prolungato,
minacce e pressioni psicologiche,
violenze fisiche durante interrogatori o trasferimenti.
Queste pratiche violano il diritto internazionale, in particolare la United Nations Convention Against Torture e la Fourth Geneva Convention.
I bambini nelle carceri
Uno degli aspetti più scioccanti riguarda l’arresto e la detenzione di minori palestinesi.
Ogni anno centinaia di bambini palestinesi vengono arrestati dall’esercito israeliano, soprattutto in Cisgiordania.
Molti arresti avvengono di notte, con soldati armati che entrano nelle case familiari.
Secondo organizzazioni per i diritti umani, i minori vengono spesso:
bendati durante il trasferimento,
interrogati senza la presenza di genitori o avvocati,
detenuti in strutture militari.
Diversi rapporti hanno denunciato anche pressioni psicologiche e maltrattamenti durante gli interrogatori dei minori.
Morti in custodia e corpi trattenuti
Negli anni sono stati documentati casi di morti di detenuti palestinesi nelle carceri israeliane, talvolta collegati a violenze o a negligenza medica.
In alcuni casi i corpi non vengono restituiti alle famiglie ma trattenuti dalle autorità israeliane o sepolti nei cosiddetti “cimiteri dei numeri”, dove le tombe sono identificate solo da un codice.
Una realtà poco visibile
Il sistema di controllo israeliano sui palestinesi non è fatto solo di operazioni militari visibili.
Esiste anche un universo carcerario parallelo, fatto di:
prigioni segrete,
campi militari di detenzione,
interrogatori coercitivi,
detenzione senza processo,
arresti di minori.
Una realtà denunciata da anni dalle organizzazioni per i diritti umani ma che continua a esistere.
Perché a volte la violenza più profonda non è quella che avviene sotto gli occhi del mondo.
È quella che avviene dietro porte chiuse, nelle celle senza finestre, dove nessuno può vedere.
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