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Antisemitismo: per fermare il ddl serve opposizione coerente
di
Paolo Mossetti
Sebbene il "ddl antisemitismo" sia stato moderato rispetto alle intenzioni disoneste di Gasparri e Delrio, l'adozione della definizione IHRA è un grave e desolante arretramento per la democrazia italiana - finora un'isola relativamente felice per quanto concerne il dicibile pubblico sul Medio Oriente.
È un'importazione burocratica che non ci appartiene, figlia delle "cultural war" d'oltreoceano e della radicalizzazione anti-islamica, pro-Israele e antisocialista dell'Europa di Von Der Leyen, che offende la tradizione compromissoria italiana tra puritanesimo e mondo arabo, e una oggettiva vittoria dei gruppi di pressione più prepotenti da noi, dopo due anni di mobilitazione pubblica.
Sono personalmente contrario anche alla Jerusalem Declaration come, cambiando argomento, lo ero al ddl Zan. È la riduzione del conflitto politico a carte bollate e multe, è una rinuncia al dibattito politico e all'autonomia per partiti, media, scuole e università. L'"odio online" è un concetto barbaro, che patologizza e moralizza quelle che sono le possibilità offerte dalla tecnologia capitalista.
Il PD, astenendosi, ha perso un'occasione per scaricare simbolicamente sul governo una decisione repressiva, mentre peraltro incombe una guerra impopolare voluta dagli stessi che approvano il ddl. Se poi l'intenzione era quella di ingraziarsi leadership religiose già radicalizzate a destra e appiattite di fatto sul governo Netanyahu, beh, auguri.
Tuttavia il ddl non è ancora legge, è c'è ancora tempo per annacquarlo alla Camera, o persino sabotarlo.
Ma servirebbe un'opposizione con una visione coerente (servono davvero nuove leggi per regolamentare l'odio - qualunque tipo di odio?) senza collaboratori della destra filo-israeliana in casa propria e con qualche qualche intellettuale di rilievo in più disposto a spendersi.
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