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05 marzo 2026
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La dignità, l'onore e le prese per i fondelli
di Elisa Fontana *

Ma allora ci prendevate clamorosamente per i fondelli.

Quando ci facevate vedere l’Europa unita come unico fine dopo gli orrori della guerra. Quando ci dicevate che uniti saremmo stati una potenza, economica certamente, ma anche politica, un continente con cui fare i conti, imprescindibile sullo scacchiere mondiale. Quando ci avete convinti che aprire la UE praticamente al resto del mondo anche a Paesi con cui non avevamo nulla in comune sarebbe stata la mossa del giaguaro, perché grande è bello e potente.

Non posso pensare ad altro che ad una enorme, fantasmagorica presa per i fondelli. Perché tutte le ciance sulla democrazia (sì ciance senza scrupoli, quello si sono rivelate) si sono immiserite in un continente autoritario che dall’Europa dei popoli vagheggiata da Rossi e Spinelli si è trasformata in una Europa fortezza, ipocrita, bugiarda, chiusa dentro la cinta muraria del proprio egoismo, pronta persino a pagare, sì pagare, laidi dittatori per continuare a stuprare, violentare, fare strame di altri esseri umani pur di non averli fra i piedi, in nome di una sicurezza inesistente, farlocca, buona solo per palati grossolani e razzisti. E a girarsi dall’altra parte, mentre centinaia di migliaia di esseri umani affogano nel Mediterraneo.

Perché tutte le ciance sulla sicurezza, non quella dei migranti, ma quella vera contro il pazzo di turno si è rivelata un prostrarsi senza fine all’idolo americano, perché tanto avevamo l’ombrello della Nato, chi ci poteva mai mettere paura? E così, adesso, questa grandissima lungimiranza ci ha lasciato con un palmo di naso, in mano a un ricattatore della peggior specie che ci impone, oltretutto di comprare armi, ma di comprarle da lui. E non contento, ricattato o meno da Netanyahu non lo so, ce lo dirà la storia, ci ha servito su un bel vassoio d’argento una spettacolare guerra in Medioriente di cui non si intravede né la fine, né come potrà finire.

E la farsa europea anche davanti ad un fatto abnorme come questo continua. Quelli che ci hanno preso in giro millantandoci per anni la pace come valore fondante e irrinunciabile sono diventati quasi tutti afoni, timorosi di fare dispiacere al satrapo insensato. Quasi nessuno ha avuto la decenza di dire che questi due pazzi, lucidi a modo loro nella loro personale follia, ci stanno trascinando in un gorgo violento ed abissale.

Quasi tutti, ho detto, tranne Pedro Sanchez primo ministro spagnolo che ha avuto la dignità di rivolgersi al proprio popolo per spiegare perché la Spagna non vuole avere niente a che fare con la guerra. Ma io voglio riportarvi solo l’inizio del suo discorso, così normale, ma al contempo così rivoluzionario per i tempi che stiamo vivendo, pieno di tremebonde figure senza un idea né un ideale: “Cari concittadini e care concittadine, mi rivolgo a voi per informarvi della crisi che si è scatenata in Medioriente, della posizione del governo di Spagna e delle azioni che stiamo mettendo in campo”.

Ecco come parla il responsabile della politica di un Paese in un momento della storia grave e pieno di incognite, si rivolge al proprio popolo per spiegare e renderlo partecipe delle decisioni prese. Anche a noi italiani avrebbe fatto piacere un incipit del genere, un riconoscerci come popolo e non come gregge, smettendola di trincerarsi dietro silenzi imbarazzati e frasi senza senso nella loro falsità.

Tipo “il diritto internazionale ha cessato di esistere con l’invasione russa dell’Ucraina”. Detto e ripetuto perché si sa, una bugia ripetuta più volte diventa verità. Oppure “Voglio dire che non siamo in guerra e non vogliamo entrare in guerra” detto ieri mattina ai microfoni di Radio RTL 102.5. Ai microfoni di una radio privata, mentre in Parlamento c’erano Crosetto e Tajani a bofonchiare un’informativa.

E in questa divaricazione di posture istituzionali, di visioni democratiche e di senso dello Stato si consuma platealmente non solo la nostra credibilità, ma la fine senza onore dell’Europa: triste solitaria y final. Gli spagnoli potranno almeno dire di aver salvato sia l’onore che la dignità, con buona pace dell’altro amico stretto di Meloni, quel Santiago Abascal che ha chiesto le dimissioni di Sanchez.

Una faccia, una razza, e come ti sbagli?

* Coordinatrice Commissione Politica e questione morale dell'Osservatorio


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